Conti pubblici in ordine, economia reale al palo: il paradosso italiano tra ‘dottrina Draghi’, interessi d’oro (rispetto alla Francia) e pensione che non arriva mai

L’Italia vive uno dei tanti paradossi della sua storia: i conti pubblici sono sotto controllo mentre l’economia del Paese langue e non riesci a “decollare”. Il merito del Governo guidato da Giorgia Meloni è evidente. Dal suo insediamento ha continuato con la “dottrina Draghi”, cioè tenere sotto controllo le spese dello Stato al fine di aumentare lo standing internazionali. L’obiettivo è stato abbondantemente raggiunto: le principali società di rating, quelle che si occupano di verificare i bilanci dello Stato, stanno promuovendo l’Italia consentendo un importante risparmio sugli interessi del debito pubblico.

Deficit

Uno dei principali dati, il rapporto deficit e prodotto interno lordo, potrebbe consentire all’Italia l’uscita dalla procedura di infrazione molto presto, prima di quanto preventivato dalla programmazione governativa. Ricordiamo che la procedura per “deficit eccessivo” è stata aperta dalla Commissione europea lo scorso anno a causa degli strascichi delle strategie di spesa post covid. Portando il rapporto al 3 per cento, il Belpaese ha fatto “i compiti a casa” e quindi potrà contare nella chiusura della procedura in tempi stretti. Anche perché la Manovra finanziaria del 2026, il cui iter di approvazione è da poco cominciato in Parlamento, non prevede grandi scostamenti nei conti. Anzi, quella firmata da Giancarlo Giorgetti è una legge molto prudente che non creerà problemi ai conti pubblici. Basti pensare che nel 2024, l’Italia ha registrato un avanzo della spesa primaria a più 0.4 per cento. La spesa primaria è quella che non comprende gli interessi sul debito pubblico. Nel 2025, l’avanzo sarà dello 0.7 per cento e Roma è tra i pochi in Europa a registrare una performance di questo tipo.

Debito pubblico

Una buona notizia arriva anche sul fronte del debito pubblico. Il calo dello spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, oramai stabilmente tra i settanta e gli ottanta punti, consentirà alle casse dello Stato di risparmiare quasi sette miliardi di euro di interessi sull’indebitamento. Su questo punto, però, l’Italia sconta ancora una considerazione non corretta da parte dei mercati finanziari. Basti pensare, ad esempio, la tempesta finanziaria e politica che investe la Francia ma che muta di poco il livello di interessi che Parigi paga per il proprio debito. Una asimmetria di valutazione che non può essere spiegata semplicemente con il rapporto debito/pubblico Pil più alto, quello italiano è al 136 per cento mentre quello dei cugini veleggia intorno al 116 per cento. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’Italia da ben cinque anni conta un trend di spesa primaria molto più basso della media europea.

Industria al palo

Nonostante i conti pubblici siano positivi, l’economia reale langue. Per ben ventisette mesi la produzione industriale è andata giù; il mercato delle auto è fermo e le dinamiche occupazionali sono contradditorie. Sebbene il tasso di occupazione cresca e segni nuovi record, siamo arrivati al 61 per cento, la classe di età che conta il maggior numero di lavoratori è quella over 50. Il motivo è presto detto. Da un lato la popolazione italiana sta invecchiando come spiegano gli andamenti demografici, dall’altro la riforma delle pensioni firmata da Elsa Fornero sta dispiegando i suoi effetti trattenendo sempre più persone sul posto di lavoro e facendo allungare i tempi per la pensione.

Come spiega Confindustria, sarebbe necessario un intervento sul costo dell’energia e sulla spesa dei fondi del Pnrr affinché le risorse vengano destinate all’innovazione e ad aiutare le aziende nel processo di rinnovamento. I consumi degli italiani sono sempre intorno allo zero a causa delle retribuzioni reali più basse del 2021: l’inflazione ancora non è stata minimamente recuperata. Non decollano, poi, nemmeno le esportazioni. I dazi americani, infatti, stanno producendo una contrazione dell’export italiano che nell’ultimo periodo è andato in territorio negativo. Visti i dati, pertanto, il Governo avrebbe potuto osare di più nella manovra finanziaria 2026 o magari rendere maggiormente efficace la spesa dei fondi europei.