Cosa possono fare gli europei per garantire la sicurezza dell’Ucraina (e la propria): isolare Russia e sanzionare i suoi maggiore acquirenti

A Rafale jet fighter is seen before the arrival of Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy Monday, Nov. 17, 2025 at the Villacoublay air base near Paris. (AP Photo/Christophe Ena, Pool) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

“Gli europei hanno tantissime cose da fare che non hanno ancora fatto per garantire la sicurezza dell’Ucraina e la sicurezza dell’Unione europea”. Putin ha scritto e dettato a Trump un piano in 28 punti per la resa dell’Ucraina in cui sono ribadite le pretese irricevibili che il dittatore del Cremlino non ha smesso di porre sul tavolo sin dai colloqui di Istanbul della primavera del 2022.

Gli europei hanno avuto tutto il tempo per prepararsi con un piano alternativo durante questa guerra che si trascina da quattro anni e che minaccia la sicurezza europea, non certamente quella degli Stati Uniti. Putin si fa forte delle difficoltà interne che sta attraversando Zelensky, preso di mira dalle inchieste per corruzioni di alcuni suoi ministri. Inchieste che, non a caso, sembrano essere state pilotate in questa fase, dove vi sarebbe anche lo zampino americano. Inoltre Putin punta su un forte indebolimento di Zelensky per farlo fuori, per questo il piano prevede elezioni in Ucraina entro cento giorni dalla firma. La Russia non combatte solo per un corridoio verso la Crimea, per il controllo del Mar Nero, per impedire all’Ucraina di avere uno sbocco al mare, combatte per impedire che l’Ucraina diventi parte dell’Occidente, della sua economia, dei suoi sistemi di sicurezza. L’obiettivo strategico di Putin non è solo territoriale, è geopolitico. L’invasione del 2022 ha le sue origini nel 2013, quando Mosca fece pressioni sul presidente ucraino Viktor Yanukovych, affinché non firmasse l’accordo di associazione con l’Unione europea, premessa per una futura integrazione.

Dal momento che il Trattato Ue già contempla l’articolo 42.7 sulla difesa collettiva, sarebbe risolutivo garantire a Kyiv il semplice ingresso immediato nell’Unione con procedura ex post. L’ingresso immediato, a trattato di pace firmato, rappresenterebbe una forte garanzia di sicurezza per un’Ucraina che resterebbe altrimenti sotto la costante minaccia russa e rappresenterebbe anche un rafforzamento della sicurezza della stessa Unione europea. L’Ucraina potrebbe entrare subito nell’Ue con una procedura accelerata del tutto compatibile con il diritto dell’Unione e con l’art. 49 del TUE, base giuridica del procedimento di adesione. Kyiv potrebbe entrare, immediatamente, accettando solo due condizioni: essere uno Stato membro militarmente neutrale, come è accaduto per l’Austria (perché sarebbe l’art. 42.7 a garantirne la sicurezza) e che ai territori russofoni verrebbe applicato un accordo simile a quello De Gasperi-Gruber del 1946 per l’Alto Adige, per garantire l’autonomia delle regioni russofone in ottemperanza dell’articolo 2 del Trattato di Lisbona sui diritti delle minoranze etniche e linguistiche. L’articolo 49 del TUE non esclude il procedimento di “adeguamento ex post” all’«acquis communautaire» dello Stato subentrante; ricordiamo anche che questa è stata la lettura datane nei primi quaranta anni della vigenza dei Trattati di Roma, con un accesso riconosciuto subito dopo la conferenza diplomatica di adesione e poi, con lunghi periodi transitori, l’adeguamento.

L’adesione immediata dell’Ucraina costituirebbe un passo, e probabilmente il solo passo possibile, che permetterebbe all’Unione europea di assumere nuovamente un ruolo di protagonista in iniziative di pace e costituirebbe inoltre un chiaro messaggio, alla Russia e al resto della comunità internazionale, di coesione europea e di visione strategica di difesa dei propri interessi collettivi. E ora che l’Unione europea si svegli, è urgente. In questi 4 anni non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare con decisione nel fornire garanzie di sicurezza a Kyiv e sul piano delle sanzioni economiche. L’Ue continua a importare energia fossile dalla Russia, quindi finanzia ancora la guerra di Putin. Deve smettere subito di farlo. L’Europa non ha mai messo in piedi un regime sanzionatorio contro i due maggiori acquirenti di petrolio e gas russo, che sono Cina e India. L’Europa ha nelle sue banche 300 miliardi di riserve russe e ancora non si è decisa a sequestrarle. Che cosa aspetta? Infine, è necessario e urgente costruire un’architettura di sicurezza e difesa europea che sia all’avanguardia con una industria militare europea che sia in grado di fronteggiare le possibili minacce di paesi aggressivi. Siamo in ritardo e a maggior ragione va fatto subito: è l’urgenza della necessità.