HAMMAMET – Nella medina che si ripara dal vento con la sciarpa muraria della città vecchia, le voci fanno eco. Si rincorrono gli accenti di casa nostra. La Tunisia ospita ogni anno, del tutto incurante del tempo che passa, i partecipanti alle cerimonie che ricordano quel maledetto 19 gennaio 2000. Dies funestus a cui si lega la fine della vicenda umana di Bettino Craxi e quella storico-istituzionale non solo dell’ex presidente del Consiglio e segretario Psi, ma anche di una intera classe politica.
Bettino Craxi moriva nell’esilio tunisino a cui l’aveva condannato l’ondata di becero populismo e giustizialismo velenoso che ha travolto una intera civiltà politica. Ieri la cerimonia al cimitero, sobria, con Bobo Craxi, i famigliari e una delegazione socialista. Già dai due giorni precedenti, oltre trecento persone avevano affollato il cimitero cattolico di Hammamet. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, giunto sabato con un volo militare da Roma con sei dei suoi consiglieri, è andato a rendere omaggio «a un grande statista», come avrà modo di ribadire. La presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Stefania Craxi, lo accompagna all’inaugurazione di una stele – atipica, nei paesi islamici – dedicata dal Comune tunisino di Hammamet alla memoria di “Monsieur le Président”, come lì chiamano ancora Craxi.
Crosetto arriva con la malcelata sensazione di avere a che fare, in questi giorni di febbrili trattative internazionali sui dossier militari, con un periodo senza precedenti. Gli Stati Uniti contro l’Europa. La Nato contro la Nato. La Groenlandia ghiacciata che diventa incandescente. Riunioni su riunioni, tensione. Agitazione. L’atterraggio a Tunisi e gli applausi della piccola folla – ci sono anche un centinaio di italiani ormai residenti ad Hammamet – sembrano rincuorare il ministro. Che affida al Libro degli Ospiti accanto alla tomba di Craxi un pensiero: «Che il suo spirito di statista possa vegliare la nostra Repubblica nei tempi drammatici che abbiamo davanti», firma Guido Crosetto. Al Riformista, che lo avvicina in quel frangente, Crosetto confida qualcosa di più. Gli facciamo notare che Craxi seppe tenere testa al presidente americano, in un momento di crisi, con riferimento a Sigonella. «Craxi era un grande statista. Si comportò da statista, facendo la cosa che era giusta per l’Italia», sottolinea. Applausi dalla piccola folla. Crosetto vola a Roma.
L’appuntamento per chi rimane ad Hammamet è nella sala cinema del Royal Azur, trecento posti a sedere. Tutti pieni. La proiezione di “Bettino oltre Craxi. Storia di un uomo”, titolo del nuovo documentario prodotto dalla Fondazione dedicata all’ex Presidente del Consiglio, lascia tutti in lacrime. Sul palco, il direttore generale della Fondazione, Nicola Carnovale trattiene a stento l’emozione. L’opera, per la regia di Andrea D’Asaro, presenta tratti inediti del leader socialista, mette in risalto l’uomo sul politico. E servirebbe come una salvifica doccia fredda a risvegliare le coscienze intorpidite: se la Rai lo trasmettesse, se ne parlerebbe per settimane. Ma come dice Bettino Craxi nel filmato, «Chi non ha coraggio, non se lo può dare». Non vale solo per la Rai. Le tensioni internazionali, la Groenlandia su tutto, richiederebbero una dose massiccia di senso delle istituzioni, standing internazionale, autorevolezza, credibilità, capacità negoziale. Richiederebbero un Bettino Craxi a Palazzo Chigi.

