La crisi con gli Stati Uniti sembra rientrata. Ma il terremoto provocato da Donald Trump con l’affaire Groenlandia e la minaccia di dazi continua a provocare scosse di assestamento in tutta l’Europa. Il Vecchio Continente considera Washington un alleato fondamentale e nessuno ha messo in dubbio la centralità della Nato nel sistema di sicurezza europeo. E ieri lo ha chiarito di nuovo il segretario generale, Mark Rutte, che non solo ha nuovamente elogiato Trump e affermato che esiste un problema di sicurezza nell’Artico, ma ha anche detto che “se qualcuno pensa ancora che l’Unione europea o gli europei possano difendersi senza gli Stati Uniti, continuate a sognare”.

Tuttavia, l’imprevedibilità del presidente Usa e il timore che la Casa Bianca accentui il divario con l’Europa, ha messo le cancellerie continentali di fronte a una realtà che non può più essere negata. Gli Usa, come hanno confermato l’ultimo documento strategico dell’amministrazione Trump e anche la recente Strategia di Difesa nazionale 2026 del Pentagono, guardano all’emisfero occidentale e ai propri confini. E dall’altra parte dell’Atlantico, c’è chi inizia a rimettere mano alla questione (per qualche tempo messa da parte) dell’autonomia strategica.

Ieri la Danimarca, la prima “vittima” delle ambizioni di The Donald con la Groenlandia, ha suonato l’allarme. “Questo è un momento cruciale per l’Europa. In un periodo di cambiamenti geopolitici, in un periodo di incertezza, in un periodo di predatori, dobbiamo essere forti. L’Europa deve essere forte. Questo deve essere il momento dell’indipendenza dell’Europa, in cui restiamo uniti”, ha dichiarato la ministra danese per gli Affari europei, Marie Bjerre, al suo arrivo al Consiglio Affari generali dell’Ue. Bjerre ha parlato della necessità di avere “un’economia più forte” ma anche “rafforzare la nostra sicurezza e difesa”. E il discorso della ministra di Copenaghen è arrivato mentre gli Stati europei cercano in qualche modo di predisporre dei piani per evitare la paralisi qualora Washington dovesse decidere di svincolarsi sempre di più dai legami transatlantici.

La Francia, da sempre sugli scudi, non ha mai nascosto il suo interesse anche a guidare la sicurezza europea, sia sul piano politico che industriale. Il presidente Emmanuel Macron si è intestato la risposta del continente a Trump soprattutto con il discorso al Forum di Davos. E a livello strategico, un primo passo lo vuole realizzare anche la Germania, che, secondo Handelsblatt e il Financial Times, vuole realizzare un servizio Internet per le proprie forze armate. Una sorta di Starlink tedesca che vede in prima linea Rheinmetall e il produttore di satelliti OHB, intenzionate a lanciare un’offerta congiunta per un appalto tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Il progetto, chiamato “Satcombw Stufe 4”, immagina la costruzione di una costellazione di 100 satelliti che dovrebbero mettere in collegamento carri armati, navi e soldati entro il 2029. Starlink, la rete di Elon Musk, offre già una vasta gamma di opzioni per clienti di tutto il mondo. Ma l’offerta dei due colossi tedeschi potrebbe essere il primo passo per rendere la Bundeswehr (e quindi la Germania) sempre meno legata agli Stati Uniti sul piano strategico.

Un passo che confermerebbe anche un passaggio psicologico da parte dell’Unione europea, in questo momento scossa da un alleato fondamentale ma sempre più riottoso come gli Usa e un vicino, la Russia, ormai da quattro anni in guerra alle sue porte. Ieri il Cremlino ha confermato che in settimana è previsto un nuovo incontro nel formato trilaterale con delegati ucraini e statunitensi. Mosca continua a esprimere cautela, se non scetticismo riguardo ai colloqui con Kyiv. “C’è ancora molto lavoro da fare”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Mentre Kirill Dmitriev, negoziatore per conto di Vladimir Putin, ha puntato il dito contro Volodymyr Zelensky: “Il suo ritardo nell’accettare concessioni territoriali sta ritardando il processo di pace”. E l’Europa teme che in questa gara per essere nelle grazie di Trump, la Russia possa essere in vantaggio non solo sull’Ucraina, ma anche sul Vecchio Continente.