Nella notte in cui celebriamo il congedo del vecchio anno e il sorgere del nuovo, con più perplessità che certezze, assistiamo a due eventi che rischiano di farci entrare nel nuovo con lo stesso stato d’animo con il quale al più avremmo voluto uscirne. L’inverno sta arrivando recita il motto della casa Stark nella celebre saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin, e anche noi qui senza l’alibi di vivere in un fantasy, lo abbiamo compreso.
L’inverno, quella della nostra civiltà, europea, occidentale e dunque cristiana, fondata appunto sulla cultura cristiano-giudaica e che oggi con il sorgere del nuovo anno vede il sindaco di New York, icona della nuova sinistra, giurare sul Corano, nel paese in cui per ogni carica si giura e si è sempre giurato sulla Bibbia. Nella stessa notte una chiesa – seppur ormai sconsacrata – la Vondelkerk nella perduta, dalla fede, Olanda va a fuoco. Non certo il migliore esordio per il sorgere di qualcosa di nuovo. Nonostante i cupi presagi, e le nenie che ci vengono dagli ultimi strascichi dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle, da San Pietro, dal cuore della Cristianità ci arriva finalmente un grido di speranza, un richiamo all’ottimismo, fondato non sull’ingenuità ma sulla speranza. La parola che racchiude tutto ciò è “rinascita” cosi evocata da Papa Leone XIV nella sua prima omelia di questo 2026. Il Santo Padre nel giorno della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio ha voluto attraverso le scritture del giorno ricordarci con quale spirito dobbiamo approntarci al futuro.
Ricordando l’esperienza del popolo ebraico il Papa ha sottolineato il valore, ma anche il prezzo della libertà, con l’esempio di Mosè e la fuga dall’Egitto. Dove in nome della libertà un popolo “un popolo che in Egitto aveva goduto di alcune sicurezze – il cibo non mancava, così come un tetto e una certa stabilità –, a costo però di essere schiavo, oppresso da una tirannia che chiedeva sempre di più dando sempre di meno” , mentre “nel deserto, molte delle certezze passate erano andate perdute, ma in cambio c’era la libertà, che si concretizzava in una strada aperta verso il futuro, nel dono di una legge di sapienza e nella promessa di una terra in cui vivere e crescere senza più ceppi e catene: insomma, in una rinascita”.
E non è forse la rinascita ciò di cui oggi abbiano bisogno? Non è la rinascita di quei valori fondativi della nostra civiltà, di quegli alberi maestri, solidi a reggere le vele nella navigazione di cui sentiamo un disperato bisogno? Ed è qui che davanti ai rischi di deriva, di senso si sconfitta, di paura, il Santo Padre ci indica una strada fatta di coraggio, ma anche di consapevolezza.
