Le barricate della sinistra hanno impedito di convergere su un disegno di legge contro l’antisemitismo prima del Giorno della Memoria. Ieri è stato adottato il testo base, senza però il via libera di Pd, M5S e Avs. Ora l’obiettivo è incassare il semaforo verde all’unanimità, nel più breve tempo possibile. Volendo, si può andare in Aula a marzo.
Il termine degli emendamenti è fissato per il 10 febbraio: un numero contenuto di proposte permetterebbe di terminare le votazioni in Commissione entro un mese, ma tutto dipende dall’atteggiamento costruttivo. Altro conto sarebbe dover fronteggiare mille emendamenti, presentati a raffica per far slittare le tempistiche. Azione e Italia Viva hanno già dimostrato maturità e approccio collaborativo. Ci sarà la volontà politica anche delle opposizioni più radicali?
Il Nazareno si interroga: collaborare con la maggioranza o rilanciare la strategia dell’ostruzionismo? Il tema dell’odio antiebraico è troppo delicato per continuare a giocare in Commissione Affari costituzionali del Senato, e costringe i vertici dem a riflettere sui prossimi passi. Certo: se l’obiettivo è un consenso trasversale sul testo, serviranno modifiche anche da parte del centrodestra. E infatti fonti di maggioranza si dicono disponibili a smussare, fino a eliminare, le sanzioni penali inizialmente previste. Non solo: verranno accolti diversi emendamenti del senatore Graziano Delrio, anche alla luce delle audizioni in Commissione. Addirittura potrebbe essere approvata qualche correzione a firma del dem Andrea Giorgis, che aveva provato a proporre un ddl unitario del Pd (senza però riuscirci). L’apertura di FdI, Lega e FI potrebbe spingersi fino al capitolo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, magari rimuovendo gli allegati alla definizione IHRA.
A quel punto, il Partito democratico sarebbe all’angolo: tolti tutti gli ostacoli pregiudiziali, come si può votare contro un disegno di legge che contrasta l’antisemitismo? «Come si può giustificare la contrarietà a una definizione che votò Elly Schlein al Parlamento europeo?», si ragiona al Nazareno. Anche perché c’è lo spettro di una faida importante al momento del voto. I democratici di area riformista sono pronti a sostenere il testo frutto di mediazione, che potrebbe essere appoggiato da un numero maggiore rispetto alle firme ottenute dal ddl Delrio. Uno scenario che decreterebbe la disfatta della linea Schlein-Boccia.
