Esteri
De Carlo (FDI): “L’agricoltura è un’arma potente. Ora dobbiamo cercare nuovi mercati”
All’ultimo Consiglio europeo è stata rinviata la firma dell’Accordo Ue-Mercosur, in linea con la posizione dell’Italia. Perché era così fondamentale posticipare?
«L’abbiamo sempre detto: serve chiarezza. Quella dell’accordo è la strada giusta, ma non a queste condizioni: grazie all’intervento del Governo italiano, sono stati messi dei correttivi – l’introduzione di un meccanismo specifico di salvaguardia, di un fondo adeguato di compensazione a cui attingere in caso di necessità e di un significativo rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata – che non sono ancora stati finalizzati. Non possiamo accettare che venga sottoscritto un accordo “a perdere” per le nostre imprese e per i cittadini».
A fronte di una filiera – quella agroalimentare – che vale il 15% del PIL italiano, quali sono le tutele irrinunciabili?
«Una su tutte: la reciprocità. Le eccellenze non nascono dal nulla: sono il frutto di anni di investimenti, di ricerca, di rispetto delle regole. L’agroalimentare Made in Italy è il più amato nel mondo non solo per la sua qualità, ma anche per il livello di sicurezza igienico-sanitaria che garantisce, un livello che può essere assicurato solo dagli sforzi economici delle imprese nell’adempiere alle normative. Il mercato europeo non può aprirsi indiscriminatamente a produzioni che non rispettano gli stessi, altissimi, standard qualitativi: non è solo questione di tutela e rispetto delle imprese e dei lavoratori, ma parliamo anche della salute e della sicurezza dei cittadini».
Nella IX Commissione del Senato che presiede è stato avviato l’esame dell’Atto Ue sull’attuazione della clausola di salvaguardia bilaterale dell’accordo di partenariato UE-Mercosur…
«Sì, e abbiamo iniziato il lavoro sulla risoluzione proprio nell’ultima seduta prima di Natale. Il tema centrale sarà, per l’appunto, quello della reciprocità. Dopodiché, sarà fondamentale che le proposte a tutela dei produttori italiani ed europei non restino solo impegni a parole. Al settore primario, che ha visto l’Italia raggiungere traguardi storici nell’export agroalimentare – oltre quota 70 miliardi di euro – e nel valore aggiunto agricolo – 44,4 miliardi di euro nel 2024, prima nazione dell’Unione Europea – occorrono garanzie».
Al di là di tali aspetti, c’è la consapevolezza che tale Accordo sia indispensabile per l’Italia e l’UE?
«Non so se indispensabile, ma certamente importantissimo: l’agricoltura è un’arma potente nell’attuale scenario geopolitico, basti pensare agli effetti della guerra russo-ucraina sul mercato del grano. Dobbiamo allargare lo sguardo e cercare nuovi mercati: l’India ha un miliardo di abitanti, il Sud America ha storie, culture e colture strettamente legate all’Europa…».
Sono poi numerosissime le comunità italiane in America Latina…
«Certo, ci sono intere città dove si parlano ancora lingue simili al dialetto veneto, e in particolare – permettetemi da cadorino di sottolinearlo – bellunese. I legami sono forti, e non soltanto economici».
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