I volti sono distesi, le facce sorridenti. Stavolta niente sopracciglia corrugate né sospiri plateali, nessuna rincorsa in sala stampa per consegnare ai cronisti dichiarazioni memorabili. Insomma, na jurnata ’e sole tra gli stucchi di Palazzo Madama.
Fratelli d’Italia rivendica coerenza
A risolvere i conflitti e le divisioni del campo largo sull’Ucraina ieri ci ha pensato il governo (e il regolamento che impedisce il doppio voto), che ha posto la fiducia al decreto che rifinanzia per un anno il sostegno al Paese invaso dalla Russia. In Aula, niente drammi: a favore 106 senatori, 57 contrari (tutte le minoranze) e due astenuti. Alla Camera era finita con il No dei tre deputati di Futuro Nazionale (poi avevano comunque votato la fiducia all’esecutivo), che in Senato non sono rappresentati. Se ne duole Marco Lombardo di Azione: “Avremmo voluto votare a favore del decreto, ma qui la mancanza di coraggio è della maggioranza. Con il voto di fiducia ci state mettendo nelle condizioni di non poter votare e lo fate perché avete paura di non essere coerenti al vostro interno”. Il partito di Giorgia Meloni rivendica coerenza. È la senatrice Ester Mieli a intervenire: “Fratelli d’Italia, già quando era all’opposizione, fece una scelta di campo, schierarsi per la sovranità dell’Ucraina e di tutta l’Europa”. Per il Pd è il senatore Alessandro Alfieri a chiedersi perché la maggioranza sia voluta ricorrere alla fiducia: “Si vogliono coprire le profonde divisioni interne”. In pratica, Cencio dice male di straccio. “A dispetto delle acrobazie verbali della Lega, continuiamo a garantire anche sostegno militare. La Lega parla di decreto per la pace perché hanno tolto dal titolo la parola militare”, conclude il dem.
Sotto osservazione, senza la pressione del voto, ci finiscono comunque Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Il capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo in realtà pensa più a rispondere agli scissionisti di Futuro Nazionale: “Sedersi a un tavolo senza avere il sostegno da parte dei Paesi europei sostanzialmente vuol dire farlo in una posizione indebolita”. Poi la stoccata: “Questo dovrebbero saperlo tutti, Generali compresi”.
Unico brivido della giornata: il passaggio in questione suscita l’applauso prolungato dei senatori leghisti. L’unità (apparente) delle coalizioni viene squarciata quando prende la parola il senatore M5S Bruno Marton. Dice il pentastellato: “Si minimizza l’aumento delle spese militari parlando di uno 0,15% in più di PIL, ovvero 3 miliardi. Ci dite che si sta sempre con l’aggredito e mai con l’invasore. E allora perché su altri scenari internazionali sostenete governi, come Israele, che occupano territori e violano il diritto internazionale?”.
Il marasma riprende vita
Poi basta uscire dalle stanze ovattate del Senato per vedere scorrere la realtà: fuori dai Palazzi, il marasma riprende vita. Ad esempio gli uomini di Vannacci (ieri mattina a Roma la riunione con il Generale in pensione) che scalpitano. Il messaggio parte dal deputato Rossano Sasso: “Il centrodestra ci rispetti”. Spazio al radioso futuro: “Dopo l’adesione di Vannacci al gruppo di AfD al Parlamento europeo sono esplose le richieste di ingressi nel partito”. “Anche se siamo solo in tre, ci stiamo facendo sentire”, conclude, pensando al sottosegretario Fazzolari, che martedì aveva spiegato che il sostegno a Kyiv è la condizione per stare nella coalizione. Come dire: voi state fuori, più una minaccia che una previsione.
Il Nazareno intanto ha trovato la sua leader: Gianna Pratesi
Sull’altro fronte è lady Fratoianni, Elisabetta Piccolotti, a camminare sui carboni ardenti: “Sul punto specifico delle armi discuteremo, come discutono tutte le coalizioni. Nel campo largo, in questo momento, non ci sono e non si manifestano profonde divisioni”. Questione di punti di vista. Il Nazareno intanto ha trovato la sua leader: Gianna Pratesi, la signora di 105 anni originaria di Chiavari, ospite nella prima serata del Festival di Sanremo. E la sua colonna sonora: “Stella stellina, la notte si avvicina”. Insomma, Elly Schlein ha trovato il federatore, che mette d’accordo tutti: Ermal Meta.
