Defence days: servono risorse, la guerra in Ucraina c’è. Costa: “Caso Striano, intervenga il Csm”

La giornata politica, ieri a Roma, è stata scandita dagli appuntamenti internazionali. Al Ministero della cultura hanno preso il via i Defence & Security days, dedicati ai tre anni di guerra in Ucraina.

A fare da padrone di casa la Fondazione De Gasperi, con i lavori aperti dal segretario generale, Paolo Alli, già deputato e presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato, protagonista di un panel sulla dotazione di bilancio per la Difesa moderato dal direttore di Formiche, Flavia Giacobbe. «Siamo già parte di una guerra mondiale a bassa intensità, prima lo si capisce, meglio sarà. Investire sull’Europa è sempre più importante». Intorno al tavolo, Valbona Zeneli, dell’Europe Center and Transatlantic Security Initiative; l’ambasciatore Alessio Nardi, consigliere del Ministro degli Esteri per le politiche di sicurezza; l’ambasciatore Davide La Cecilia, Inviato speciale per la Ricostruzione dell’Ucraina della Farnesina. Davanti a loro siede l’ambasciatore Francesco Maria Talò, già a capo della diplomazia di Palazzo Chigi e oggi Inviato speciale dell’Italia per il corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC).

La sede dell’incontro, in collegamento video con l’Ucraina e con diversi interlocutori in Europa e negli Stati Uniti, era quella del Collegio Romano. Il ministero della Cultura, con il ministro Alessandro Giuli, gioca un ruolo centrale nel soft power che supporta la diplomazia italiana nel mondo. Ma non solo: proprio la pressione del ministro Giuli avrebbe scongiurato l’esecuzione del baritono russo Ildar Abdrazakov, vicino a Putin, che non si esibirà come previsto a Verona. Inevitabili le polemiche. A poca distanza, il corteo che scortava Abu Mazen a Palazzo Chigi, dopo che l’anziano leader palestinese si era recato in visita al Quirinale. A Palazzo Madama, intanto, le dichiarazioni sugli emendamenti alla manovra infiammano il dibattito. Il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, tuona: «Mentre il governo Meloni regala miliardi ai redditi più alti, 5,8 milioni di italiani – il 9,9% della popolazione – rinunciano a curarsi».

Alla Camera è invece il vicepresidente della commissione Giustizia, on. Enrico Costa, Forza Italia, a denunciare: «L’utilizzo della Procura Nazionale Antimafia come juke box per attingere notizie riservate da girare a giornalisti amici e’, aldilà del profilo giudiziario della vicenda, uno scandalo che mina alla base la credibilità della giustizia. Persone che sfruttano per scopi deviati le strutture finalizzate a combattere la criminalità, senza essere scoperte se non dopo la denuncia di un Ministro pongono all’ordine del giorno il tema della culpa in vigilando. Sarebbe il caso che il Csm approfondisse la vicenda e le gigantesche responsabilità dei magistrati». Il riferimento è agli sviluppi del caso Striano.

Di giustizia parla anche l’avvocato Gian Domenico Caiazza, rispondendo a Alessandro Di Battista: «È solo ignoranza o è anche malafede? La separazione delle funzioni, già esistente, non risolve il problema cruciale: Pm e Giudici sono colleghi, hanno la stessa formazione, lo stesso Csm, la comune frequentazione associativa. D’altronde, se fosse vera questa idiozia, e cioè che la riforma riguarderebbe solo 30 magistrati, la domanda la faccio io: perché vi agitate tanto?», scrive sui social il presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, rispondendo a un post nel quale Di Battista aveva affermato: «Riforma della magistratura: il vero obiettivo è controllare i Pm».