“Venditti / gip archivia X 20-30 euro”. Il sospetto che gli investigatori riconducessero la grafia di quel pizzino alla scrittura del padre di Andrea Sempio, indagato nel secondo filone dell’omicidio di Chiara Poggi, Giuseppe, trova ora conferma nell’iscrizione dell’uomo all’interno del registro degli indagati, secondo la notizia anticipata dal TG1.

La procura di Brescia valuterà i contorni del reato di corruzione, dopo che su quel bloc notes, sequestrato dai carabinieri della sezione Omicidi del Nucleo investigativo di Milano a casa Sempio lo scorso 14 maggio in via Canova a Garlasco, era stato scritto un appunto molto simile al prezzo da pagare per la libertà, assieme all’indicazione della data “febbraio 2016” che sarebbe erroneamente anticipata di un anno. Da lì l’accusa per l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari.

Una notizia, quella di stasera, che si affianca al tentativo – in corso da giorni – della Procura di Brescia di ricostruire i movimenti in denaro di casa Sempio. Cifre compatibili con quello strano appunto non mancherebbero, con bonifici anche da parte di altri rami della famiglia, come “le zie paterne di Andrea Sempio, Ivana e Silvia Maria”, che in passato avevano emesso assegni per complessivi €43.000 a favore del fratello Giuseppe Sempio, e prelievi in contanti per complessivi €35.000. Desta anche sospetto un assegno da Giuseppe a Patrizio Sempio di €5000, subito prelevato in contanti. Qualche giorno fa, l’avvocato di Andrea Sempio – Massimo Lovati – aveva bollato la cifra come esigua: “Vista come prezzo della corruzione mi fa ridere”. “Un magistrato guadagna 10 mila euro al mese, cosa se ne fa di 40 mila euro?”.

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