“Viviamo in un mondo dove tutto passa dal digitale, diventato il cuore della nostra vita quotidiana. Ma c’è un problema: questa rivoluzione ci ha resi più connessi, ma anche più vulnerabili. Ogni giorno, milioni di profili falsi, bot automatici e campagne di disinformazione inquinano la rete. Dietro un post può nascondersi un software, dietro un commento d’odio, un account fantasma. E non parliamo solo di chi diffonde fake news: ci sono anche truffe, bullismo, pedopornografia, frodi informatiche e cyber-attacchi. In poche parole, internet è diventato un Far West digitale“.
Giunge da queste premesse la nuova proposta del Partito Liberaldemocratico per il web: “La proposta del Partito Liberal Democratico parte da una domanda semplice: come possiamo garantire più sicurezza online, senza trasformare la rete in uno spazio di controllo? Come possiamo sapere che stiamo parlando con persone vere — e non con macchine — senza rinunciare alla privacy? La risposta è: l’identificazione in background”.
Un tipo di identificazione, quella in background con token, che – come spiega il PLD, formazione politica il cui segretario è il deputato Luigi Marattin – è ottenibile “con la Carta d’Identità Elettronica, lo SPID, o il nuovo sistema di identità digitale europea (eID)” e che, dunque, “non richiede schedature di massa e ha costi bassi”, in quanto “l’Italia ha già l’infrastruttura pronta: CIE, SPID, pagoPA, ANPR”. “Oggi con l’AI diventa sempre più semplice clonare l’identità digitale di una persona. Ci sono diversi casi recenti anche di figure famose a cui viene rubata l’identità digitale per proporre investimenti truffa o raggirare i contatti, come avvenuto di recente anche al candidato alle regionali venete, Giovanni Manildo. Dunque questo dispositivo è un antifurto della identità digitale delle persone”, sottolineano i libdem in conclusione.
