Dopo la morte di Jessica Stapazzolo non basta una legge, serve un cambiamento dell’anima: l’educazione sessuale a scuola è una necessità

Ogni volta che una donna viene uccisa, lo Stato risponde con leggi, decreti, pene più severe. E va bene così: la giustizia deve fare la sua parte. Ma la verità più dolorosa è che una legge non può cambiare i cuori. Può punire chi sbaglia, ma non può insegnare ad amare, a rispettare, a riconoscere l’altro come essere umano e non come possesso.
Da genitore, sento un’inquietudine nuova. Le famiglie con figlie femmine vivono un misto di orgoglio e paura: orgoglio per la libertà e la forza che le ragazze di oggi sanno prendersi, paura perché quella libertà sembra ancora troppo spesso una colpa da espiare. E poi c’è l’altra paura — quella, più silenziosa ma altrettanto urgente — dei genitori di figli maschi. La paura di non saperli educare a gestire la fragilità, il rifiuto, la perdita del controllo.

Molti ragazzi crescono confusi in un mondo che cambia più in fretta di loro. Si trovano davanti a donne libere, consapevoli, autonome — e non sempre hanno strumenti emotivi per accettare questa nuova realtà. È come se qualcuno avesse insegnato loro tutto, tranne una cosa: come stare nella relazione, come affrontare la vulnerabilità, come amare senza possedere.
Il problema non nasce solo dai giovani: nasce anche da noi, adulti. Siamo cresciuti dentro un modello ormai logoro, quello del maschio dominante, forte, che non può mostrarsi fragile. E anche se diciamo di averlo superato, spesso continuiamo a trasmetterlo nei gesti quotidiani, nelle battute, nei silenzi.
Viviamo immersi in un mondo dove il corpo femminile è continuamente mostrato, commentato, mercificato. I ragazzi imparano presto che il desiderio è conquista, che l’amore è possesso, che il corpo dell’altro è un oggetto da ottenere. Poi, quando incontrano la realtà — una donna vera, con limiti, libertà e desideri propri — non sanno come comportarsi. Nasce la paura di non bastare, e dalla paura, a volte, nasce la violenza.

Per questo, l’educazione sessuale e affettiva a scuola non è un lusso o un tabù: è una necessità. Non per “insegnare il sesso”, ma per insegnare il rispetto, la consapevolezza del corpo, la responsabilità emotiva.
Perché se non lo facciamo noi adulti, lo farà Internet, con modelli distorti e superficiali. L’educazione sessuale serve a dare ai ragazzi parole, strumenti, limiti e libertà: serve a insegnare che il corpo dell’altro non è mai una proprietà, ma un incontro. La legge punisce, ma solo l’educazione può prevenire.

Solo un cambiamento profondo, che parta dalla scuola, dalla famiglia, dal linguaggio e dai media, potrà spezzare davvero questa catena di violenza. Perché alla fine, la vera rivoluzione non sarà scritta nei codici penali, ma nei cuori delle nuove generazioni. E forse solo allora, davanti al nome di Jessica, potremo smettere di dire “un’altra” — e cominciare a dire “mai più”.