L'operazione sotto falsa bandiera
Droni, navi e propaganda, il nuovo fronte invisibile tra la Russia e l’Occidente
La guerra moderna non si combatte più solo con le armi, ma anche e soprattutto con le parole, con i sospetti e con le storie che costruiscono la realtà del giorno dopo
Negli ultimi giorni alcune agenzie di stampa vicine al Cremlino, tra cui Times of India, TASS e il portale armeno News.am, hanno diffuso un’informazione inquietante attribuita ai servizi segreti russi: secondo il SVR, il Regno Unito starebbe preparando un attacco contro una nave russa in un porto europeo, con l’intento di attribuirne poi la responsabilità a Mosca. In altre parole, un’operazione sotto falsa bandiera orchestrata da Londra per giustificare una nuova escalation della NATO contro la Russia. L’accusa, priva di qualunque riscontro concreto, è stata comunque ripresa da alcune testate occidentali, come Newsweek, che ne ha evidenziato il carattere fortemente propagandistico, e dall’Institute for the Study of War, che l’ha inserita nel quadro delle periodiche campagne di disinformazione del Cremlino.
Ma dietro queste indiscrezioni potrebbe esserci qualcosa di più sottile di una semplice menzogna. Nella strategia russa della maskirovka, l’arte dell’inganno militare, è frequente il ricorso a una tecnica detta pre-bunking narrativo: una delle varie forme della disinformazia russa, che consiste nel diffondere preventivamente una storia o un’accusa che servirà, in un secondo momento, a spiegare o giustificare un evento reale. Si prepara così un contesto favorevole, un terreno di credibilità già pronto, da cui ripartire quando qualcosa di sospetto accade davvero. In questo caso, l’obiettivo sembra essere quello di “mettere le mani avanti”: se un’unità navale russa dovesse essere intercettata, colpita o bloccata in acque europee, Mosca potrà dire di averlo previsto e additare Londra come aggressore. La scelta di diffondere proprio ora queste accuse non è casuale. Da settimane, numerose capitali europee — da Copenaghen a Oslo, a Monaco di Baviera — segnalano la presenza di droni non identificati che sorvolano centri urbani e soprattutto aeroporti, con conseguenti chiusure e disagi.
Le autorità non hanno ancora chiarito la loro provenienza, ma diverse analisi convergono sull’ipotesi che si tratti di droni lanciati da piattaforme mobili, forse navi commerciali o di ricerca operanti sotto falsa bandiera, in acque internazionali del Baltico o del Mare del Nord. Se una di queste unità venisse scoperta e neutralizzata, la narrativa russa sarebbe immediatamente pronta: “Ecco la prova, i britannici attaccano le nostre navi civili”. Del resto, la Russia dispone da tempo di una cosiddetta shadow fleet, una flotta ombra di navi registrate in paesi terzi e usate per eludere le sanzioni sul petrolio e sul commercio strategico. Alcune di queste imbarcazioni risultano equipaggiate con sistemi di comunicazione avanzati, antenne e sensori che nulla hanno a che vedere con il trasporto di merci. È plausibile che una di esse possa fungere da piattaforma di lancio per missioni di sorveglianza o di disturbo, e che la narrativa del presunto “attacco britannico” serva proprio a coprire o legittimare la presenza di tali mezzi in acque europee.
Si tratterebbe, dunque, di una manovra preventiva di copertura: costruire in anticipo una verità alternativa per disinnescare l’impatto politico di una futura scoperta. È un meccanismo ormai ricorrente nella comunicazione russa, che raramente mira a convincere del tutto, ma piuttosto a seminare il dubbio, a confondere le acque, a rendere qualsiasi verità negoziabile e soprattutto fornire un alibi alle forze politiche europee che strizzano l’occhio a Putin. Ogni volta che si solleva una questione, la replica del Cremlino non è mai dimostrare il falso, ma rendere indistinguibile il vero.
Le accuse al Regno Unito, quindi, potrebbero essere parte di un’operazione di guerra informativa a bassa intensità, una delle tante che accompagnano la nuova stagione della competizione tra Mosca e l’Occidente. Se davvero i droni che solcano i cieli del Nord Europa partono da unità marittime russe, prima o poi qualcuna di queste verrà individuata e fermata. Quando accadrà, i servizi russi potranno tirare fuori le dichiarazioni di oggi come prova di ciò che avevano “annunciato”. In fondo, la guerra moderna non si combatte più solo con i missili o con i droni, ma anche — e forse soprattutto — con le parole, con i sospetti e con le storie che si raccontano in anticipo per costruire la realtà del giorno dopo.
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