Effetto Trump, Milei: Fratellanza Musulmana organizzazione terroristica

Argentina's President Javier Milei waves as he attends the swearing-in ceremony of President Rodrigo Paz in La Paz, Bolivia, Saturday, Nov. 8, 2025. (Luis Gandarillas, Pool Photo via AP)

È significativa per molti aspetti la decisione argentina di inserire tra le organizzazioni terroristiche alcune branche della Fratellanza Musulmana, in particolare quelle operanti in Libano, in Egitto e in Giordania.

In primo luogo, quell’iniziativa ha un significato notevole perché l’Argentina è il primo e per ora unico grande Paese sudamericano ad aver fatto qualcosa di simile. Confinante, e sovrastante a Nord, un altro grande Paese latinoamericano – il Brasile – è presieduto da un signore che vaneggia di genocidio in Palestina. Ancora sopra, il Venezuela: lo Stato-Canaglia che, con l’ora neutralizzato Nicolás Maduro, aveva reso il Paese la dimora caraibica di Hamas. In un simile scenario, l’allineamento dell’Argentina alla direttrice antiterroristica guidata dagli Stati Uniti rappresenta un’evoluzione tutt’altro che solo simbolica: è un’altra tessera di un mosaico occidentale che sta sostituendo disegni geopolitici ormai inattuali e fallimentari. L’idea che le realtà terroristiche come la Fratellanza Musulmana potessero essere ammansite e contenute, magari consentendo che esercitassero nelle società di insediamento un potere di fatto sperabilmente limitato e dopotutto innocuo, si è rivelata tragicamente illusoria.

Ma la decisione del governo argentino è poi significativa perché manda un segnale opposto rispetto all’atteggiamento di tanta parte della comunità internazionale, il vasto gruppo di Paesi – composto anche da attori europei – ancora convinti che le possibilità di sviluppo pacifico delle società mediorientali possano prescindere dal superamento della radicalizzazione di cui sono pervase. La sfilza di “riconoscimenti” dello Stato di Palestina cui si è assistito nel giro di pochi mesi dava dimostrazione efficacissima dell’inaderenza alla realtà di quei frettolosi e ideologici interpreti di una scena mediorientale puramente immaginaria, con un’instabilità cronica da rimettere in sesto con qualche risoluzione contro Israele e con quegli espedienti di vacua legittimazione.

Contro quel movimento di insulsa e politicamente nociva rappresentazione declamatoria si pone un meno facile e più concreto lavoro rivolto a denunciare e destituire il potere delle organizzazioni terroristiche che assediano il Medio Oriente, attentano alla stabilità della regione e contaminano in modo pestifero le società occidentali in cui riescono ad accreditarsi. Il fatto che questo lavoro sia intrapreso da un Paese – l’Argentina – che prova a sollevarsi dal disastro sociale ed economico che pareva averlo espulso per sempre dal mondo avanzato, è a dir poco notevole.