Elezioni Regionali, cosa ci dicono i voti reali: Meloni incassa consensi, Lega stracciata. Crolla il M5S, saldo positivo per Forza Italia e Pd

Giorgia Meloni al Palapartenope a sostegno di Edmondo Cirielli per le Regionali Campania , Politica Napoli Italia 14 Novembre 2025 Foto Palazzo Chigi/Filippo Attili /LaPresse DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

La statistica è bugiarda, il Viminale no. Tant’è che i risultati definitivi del Ministero dell’Interno delineano un quadro ben preciso sui vincitori e vinti delle regionali di domenica. Dall’ultimo voto del 2020 – quando Campania, Puglia e Veneto andarono alle urne, insieme ad altre sei regioni, peraltro in coincidenza con il referendum sul taglio dei parlamentari, variabile non da poco – Fratelli d’Italia incassa 252mila voti in più. Dato aggregato in valori assoluti. È un +46% che nessun’altra forza politica riesce a eguagliare.

Sono stati 800mila gli elettori veneti, pugliesi e campani che, domenica, si sono espressi a sostegno del primo partito di maggioranza in Parlamento. È come se l’intera città di Torino avesse votato in toto per FdI. Solo Forza Italia e il Pd, con l’appoggio delle liste civiche di territorio, rivendicato altrettanto un saldo positivo. Ma di gran lunga ridotto. La prima guadagna 97mila voti (+28,3%) su quelli di cinque anni fa. Mentre il partito guidato da Elly Schlein resta il primo, con 1,6 milioni di elettori complessivi fra le tre regioni e avanza di 124mila voti. Una forza che, tradotta in percentuale, si ridimensiona a +8% rispetto al 2020. Nulla di ché.

Crolla tutto il resto. Il Movimento 5 Stelle lascia sul campo oltre 162mila voti (-34%) e con i suoi 316 mila voti fa da fanalino di coda di questa tornata elettorale. Le perdite vanno spiegate anche con il fatto che, nel 2020, c’era Giuseppe Conte al governo e con il doping referendario, per giunta in pieno Covid, aveva la sua ragion d’essere. Ma il risultato peggiore lo incassa la Lega. Erano 1,5 milioni gli elettori che si espressero in suo favore nel 2020. Si sono ridotti a 820mila. Una contrazione del 47%.

Scorporato nelle singole regioni, il voto di domenica fornisce ulteriori elementi di riflessione. In Campania infatti, il primo partito è sì il Pd, con 646mila voti. Ma con una perdita del 9,2% sul risultato del 2020. Quello più in crescita, invece, è Forza Italia. I suoi elettori sono passati da 121mila nel 2020 a 215mila oggi. È una variazione del 77% che non ha paragoni. Né su base regionale, né aggregata. Sconfitta sonora poi per M5s (-21,6%) e per la Lega (-16,8%).

In Veneto, il risultato più interessante è dato dal partito guidato da Matteo Salvini. Non ci sono altre regioni dove la Lega abbia perso così tanto. Quel 52% di voti scomparsi in cinque anni – 1,2 milioni allora, 607mila oggi – va osservato tenendo conto che alla Lega ha comunque fatto da spalla la lista Zaia. Nonostante il solco tracciato dal governatore uscente – come pure il colore politico del suo successore, Alberto Stefani – il territorio ha espresso un’indicazione, di cui le forze di maggioranza dovranno tener conto prima o poi.

Situazione pressocché simmetrica in Puglia per l’M5s. Il tacco della penisola ha sempre fatto da zoccolo duro del populismo. In tandem anche con la Campania. È un fattore genetico dei governatori entranti e, in parte, lo è stata per Emiliano e De Luca. Eppure qui l’M5s si contrae del 42%. I 165mila voti del 2020, oggi non vanno oltre i 95mila. Sconfitta robusta anche per la lega (-33,4%) e per Forza Italia. Quel -19% raccolto da quest’ultima – 121mila elettori oggi, contro 149mila nel 2020 – è l’unico saldo negativo per Antonio Tajani. Ancora una volta è Giorgia Meloni a trainare. In un appuntamento elettorale che nulla ha a che vedere con il giudizio sul governo, FdI è il solo partito che potrebbe non fare un esame di coscienza. Attenzione alla tracotanza, però. In generale, rispetto alle elezioni di Calabria, Marche e Toscana, i candidati si sono guardati bene dal presentarsi con contenuti elettorali del tutto estranei ai territori. Gaza, per fare nomi e cognomi. Ma questo perché, in un mese, sono cambiate le cose nella Striscia. Non qui da noi. Decaro, Fico e Stefani hanno tutto il diritto di rivendicare ciascuna la propria vittoria. È invece dovere delle singole segreterie di partito rifl ettere su questi numeri.