Energia, arma per l’egemonia globale: il “picco di petrolio” forse nel 2050

L’edizione 2025 del tradizionale World Energy Outlook (WEO) dell’Agenzia internazionale per l’energia per certi versi segna un ritorno alle origini. Si torna infatti a parlare di sicurezza energetica, non solo delle fonti tradizionali (petrolio, gas, carbone), ma anche delle tecnologie pulite (batterie, moduli fotovoltaici, materie prime critiche). Si torna altresì a riproporre uno scenario “business as usual” denominato CPS (Current Policies Scenario), che era stato abbandonato nel 2020 a favore dello scenario STEPS (Stated Policies Scenario) che meglio si prestava alla narrazione di una transizione che avrebbe permesso in tempi relativamente brevi di fare a meno delle fonti fossili e del petrolio in particolare.

È lo stesso direttore esecutivo Fatih Birol, in carica ormai dal 2015, a indicare nella prefazione che la sicurezza energetica è la principale sfida dei nostri giorni, dal momento che “l’energia è ormai un’arma della contesa per l’egemonia globale e che mai prima d’ora le tensioni avevano coinvolto così tante fonti e tecnologie contemporaneamente”. Solo in coda all’intervento trova invece spazio la lotta al cambiamento climatico che, secondo Birol, starebbe ricevendo sempre meno attenzione nell’agenda politica internazionale. Un riposizionamento che appare ancora più evidente nel rilevare da quante volte viene usata l’espressione “energy security” in questa edizione (ben 93 volte, in media ogni quattro pagine), mai così tante nell’ultimo decennio, ad eccezione del 2022 (ben 139) quando l’invasione russa dell’Ucraina impose al centro delle agende politiche la crisi del gas europea e della sicurezza degli approvvigionamenti. Allo stesso tempo, la frequenza dei riferimenti al cambiamento climatico si è sensibilmente ridotta: l’espressione “climate change” compare solo 42 volte rispetto alle 135 del 2016, le 90 del 2017 e le 66 nel 2022. Un cambio di tono rilevante e sicuramente frutto del mutato contesto geopolitico globale, ma che si riflette anche negli scenari pubblicati nell’edizione 2025 del WEO. Scenari che si discostano sensibilmente da quelli delle recenti precedenti edizioni.

Nel caso della domanda totale di energia, nello scenario CPS al 2035, cresce di circa il 14% rispetto ad oggi, mentre in quello STEPS del 2024 solo dell’8%. Nel primo caso il cosiddetto “peak oil” non si avrebbe prima del 2050 con una domanda che entro quella data sarà di circa 113 milioni b/g (+19,7 milioni b/g rispetto allo STEPS del 2024), mentre nel secondo si avrebbe già nel 2030-35 con un plateau di 105 milioni (+6,2 milioni b/g rispetto allo STEPS del 2024). Parallelamente, cresce sensibilmente la domanda di biocarburanti liquidi rispetto alle stime del 2024 (+11% al 2035, +38% al 2050). In progresso anche il gas (+23% al 2035 e +40% al 2050), così come il carbone (+31% al 2035 e +55% al 2050) che rimarrà la principale fonte di energia elettrica a livello globale per i prossimi dieci. Al contempo, nonostante nel rapporto si legga ancora che “The age of electricity is here”, l’elettrificazione cresce ad un passo più lento rispetto al passato. Stando a quanto riportato nel rapporto, la domanda di energia elettrica aumenta infatti del 38- 39% in entrambi gli scenari, con la crescita più forte in India e Indonesia, a significare che un sistema energetico molto più elettrificato non acquista ampio slancio neanche negli scenari CPS. Le rinnovabili, ad esempio, nello scenario CPS, rispetto allo STEPS 2024, sono state riviste al ribasso in termini di peso percentuale sul totale della domanda sia al 2035 che al 2050, in una misura compresa tra il 7 e il 10%.

Nel nuovo rapporto si mette altresì in chiaro, in sintonia con quanto già indicato nel recente “The implications of oil and gas decline rates”, che, anche nello scenario più ottimistico (oggi irrealistico) di azzeramento netto delle emissioni globali, saranno necessari ulteriori investimenti sugli impianti di estrazione e raffinazione dei combustibili fossili, per contrastare la perdita di efficienza dei giacimenti di petrolio e gas. Toni molto diversi da quelli del 2021, quando il direttore Birol dichiarava che “se i governi sono seri sulla crisi climatica, non possono portare avanti alcun nuovo investimento su petrolio, gas e carbone, da ora in poi”. E la stima dell’AIE oggi è che servano circa 25 milioni b/g di nuovi progetti petroliferi entro il 2035 per bilanciare una domanda che, come detto, continuerà a salire almeno fino al 2050, così come l’offerta di gas naturale che alla stessa si stima passerà da 1.200 a 1.500 bcm. In tutto ciò torna alla mente quanto diceva spesso il noto economista John Kenneth Galbraith, che collaborò prima con l’amministrazione di Franklin D. Roosevelt e poi con quella di John F. Kennedy, e cioè che “uno degli errori più comuni — e più pericolosi — nell’analisi economica e nelle decisioni politiche è confondere i propri desideri con la realtà”.