Energia, l’Italia prenda esempio dal Canada per la sua autonomia

Michele Vitiello, a proposito di neutralità tecnologica e pluralità ha ricordato come: “per forza di cose – oggi – bisogna collaborare sulle filiere tecnologiche dove abbiamo troppo ritardo e zero possibilità di recupero in tempi brevi (aggiungo tenendo ferma la frontiera di regole semplici e praticabili). Dall’altro lato, però, non si deve smettere di investire in ricerca e innovazione, allargando la platea di partner commerciali e diversificando le catene del valore come alcuni Paesi – tra cui l’Italia – che lo stanno facendo con iniziative diplomatiche autonome”.  È l’invito che il presidente del Canada, Mark Joseph Carney, ha rivolto a tutti, con equilibrio e fermezza: “Dobbiamo creare coalizioni diverse per problemi diversi: difesa, commercio, clima, tecnologia. Perché in questo nuovo mondo transazionale la regola è semplice: se non sei al tavolo, sei sul menu”.

Ci sono molti punti in comune con l’Europa e non ci sarebbe razionalmente neppure un conflitto di fatto con gli interessi degli Stati Uniti, se non fosse così destabilizzante la pretesa, vociante e molto contraddittoria, di energy dominance. Non si può aspettare. Il Canada vuole “andare oltre il Green Wish” e si propone “come alternativa sicura per l’Europa e l’Asia, non solo per il GNL (gas naturale liquefatto) a basse emissioni nel breve termine, ma soprattutto per l’idrogeno pulito e l’energia nucleare (SMR – Small Modular Reactors)”. Il Canada stabilisce accordi commerciali ed alleanze a rete sulla base di accordi chiari.

L’Italia deve fare la stessa cosa per avere più indipendenza, forza e credibilità, assieme a quei Paesi dell’area mediterranea, dell’Africa e, in parte, dell’Indo-Pacifico con i quali ha costruito buone relazioni bilaterali, ma deve andare oltre gli aiuti e produrre crescita reciproca. Produzione, infrastrutturazione e approvvigionamento di gas a basse emissioni sono anelli strategici della catena, assieme, ovviamente, alle rinnovabili, alla diversificazione delle molecole (Idrogeno), all’elettrificazione. Come ha evidenziato un recente studio di Rystad Energy, l’enorme disponibilità di gas conforme ai criteri (OGMP 2.0) stabiliti da governi e aziende per ridurre lo spreco e l’impatto ambientale delle emissioni di metano si deve anche al numero crescente di imprese (e paesi) che li hanno adottati.

L’implementazione del Regolamento europeo del 2024 può diventare un elemento strategico per il rafforzamento dell’autonomia e della sicurezza di tutti. Un fattore di leadership su scala regionale e globale. L’Italia ha questi obiettivi nel suo Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima (anche se è in ritardo nell’adozione). Nella logica del Piano Mattei, ad esempio, si deve mettere in risalto, senza reticenze, la crescente capacità di investire nella ricerca, produzione e trasporto di queste risorse, a quelle condizioni, aiutando concretamente i paesi esportatori a rispettare e integrare quegli standard avanzati, trasferendo tecnologie e buone pratiche, anche in aree difficili, per crescere meglio e insieme. In un ambiente migliore.