Enrico Varriale torna in aula di tribunale. L’ex giornalista Rai licenziato ‘per giusta causa’ alcuni giorni fa, mesi dopo la condanna in primo grado a dieci mese di reclusione (con pena sospesa) per stalking e lesioni ai danni dell’ex compagna, è stato chiamato oggi a rispondere di nuove accuse di violenza, risalenti all’8 dicembre 2021, respingendo le accuse e affermando di non aver mai picchiato o minacciato la donna con cui si stava frequentando.
Enrico Varriale a processo per violenze e stalking: “La mia ex entrò in casa, mi trovò con un’amica e distrusse tutto”
La loro relazione, durata quattro mesi, toccò il punto di non ritorno proprio in quella data: “Ero in casa con mia amica, quando la mia ex compagna suonò alla porta, entrò e iniziò la scenata. Qualche ora prima, nel pomeriggio, si era chiusa in bagno con il mio telefono, andando via molto arrabbiata dopo aver trovato alcuni messaggi. Tornando a quella sera, distrusse tutto quello che avevo in casa. Non sapevo come fermarla, ero disperato, non sapevo come contenerla, ma non la colpii, anche se lei sostenne il contrario, minacciandomi di denuncia. Poi andò via soltanto dopo aver chiamato un’ambulanza. Nessuno schiaffo. Dopo quanto successo la mia ex moglie e mia figlia mi proposero di andare a stare per qualche giorno a casa loro e così feci”, ha concluso davanti al giudice. Tornando alla relazione, nella verità di Varriale non ci sarebbe stata alcuna minaccia da parte sua: “In una chiamata telefonica non le ho mai detto ‘morirai’, ma ‘sono in Rai'”.
Enrico Varriale a processo per violenze e stalking, la storia iniziata su Facebook
La storia di Varriale e della sua ex compagna era cominciata sui social: ”Si era presentata con un messaggio su Facebook e abbiamo iniziato a frequentarci, ma spesso poi non ci sentivamo per settimane, perché lei era gelosissima, specie se vedeva i miei like”. I problemi della coppia sarebbero iniziati al momento della mancata riconferma alla vice-direzione a Rai Sport. Da qualche tempo il contratto con l’azienda è terminato, mesi prima invece il giornalista aveva già intentato causa sostenendo di essere stato «demansionato» con la sospensione cautelare dall’incarico (ma non dello stipendio che aveva regolarmente continuato a percepire). La sentenza arriverà prima di Natale.
