Per l’Italia è giunta l’ora della verità
Equilibrio su Gaza e decisione sulla guerra in Ucraina: da qui passa la credibilità di Meloni
Il voto di astensione degli USA su una mozione di solidarietà alla Ucraina è molto negativo e mette in evidenza che da parte europea e a maggior ragione da parte italiana, occorre una gestione del tutto “laica” con Trump, né rotture frontali, ma tanto meno subalternità. Partiamo dall’area nella quale effettivamente Trump qualche mese fa ha ottenuto un risultato significativo: ci riferiamo a Gaza. Su un nodo fondamentale bisogna dare atto a Trump di aver ottenuto un risultato assai importante: il recupero degli ostaggi vivi e morti. Solo lui si è dimostrato in grado di raggiungerlo. Ciò detto, però, nella sostanza ci fermiamo qui.
Lasciamo da parte per ora la valutazione globale sul board of peace: molto ambizioso, molto discutibile e anche molto fumoso. Andiamo invece a due questioni concrete di grande importanza: da un lato, visti anche i rapporti preferenziali fra Trump e Netanyahu, in Cisgiordania l’oltranzismo dei coloni va bloccato perché esso costituisce un fattore di destabilizzazione per tutta la regione e complica i rapporti anche con gli Arabi moderati. Ma l’altra faccia della medaglia è costituita da Hamas. Giustamente, a suo tempo, la premier italiana Meloni sì è differenziata da Francia, Inghilterra e Spagna condizionando il riconoscimento della Palestina al disarmo reale e totale di Hamas. Allo stato Hamas è ancora armata e in questo modo esercita tuttora una influenza molto forte su tutta la popolazione palestinese. Se Hamas non viene disarmata saremmo da capo a dodici e Israele non sarebbe garantita affatto sul terreno decisivo del terrorismo. Invece la questione Hamas è del tutto aperta perché finora né nessun Paese Arabo si è assunto la responsabilità di disarmarlo e Trump per parte sua è assai ambiguo sul tema e su quello assai importante dei rapporti con l’Iran che muove le pedine Hamas e Hezbollah.
Ma veniamo alla questione decisiva che a nostro avviso è costituita dalla Ucraina. In primo luogo di fatto nel cuore dell’Europa una nazione è stata aggredita. Le cose non si fermano qui, perché sono andate esattamente all’opposto di quello che hanno affermato i mistificatori a proposito della guerra per procura. La tutela della Ucraina riguarda l’Europa non solo per una questione di principio, ma per ben altro: se Putin sfondasse in Ucraina come minimo sarebbero a rischio – in parte già lo sono – la Moldavia, la Finlandia, la Svezia e i Paesi Baltici. Più in generale, poi, l’obiettivo di Putin è quello di disarticolare l’Europa. Per questo il voto di astensione degli Stati Uniti all’ONU è molto negativo. A questo punto per l’Europa e in Europa per l’Italia si apre una questione assai importante. Parliamoci chiaro: la credibilità di Giorgia Meloni, anche rispetto a tutto il suo passato si gioca su due questioni: l’Ucraina e una linea equilibrata su Gaza.
Adesso, oltre l’astensione Usa all’Onu, è emersa una altra questione assai delicata. Con il veto di Orban e dei Serbi ai 90 miliardi da dare alla Ucraina. La questione diventa molto stringente: o l’Europa riesce a ripristinare la decisione precedente, oppure deve mettere le mani sui beni russi sequestrati. La terza ipotesi sarebbe il disastro, cioè l’incapacità dell’Unione Europea di sostenere l’Ucraina indipendentemente da quello che fa Trump.
Per l’Italia è giunta l’ora della verità. L’illuminazione della facciata di Palazzo Chigi con le luci che richiamano i colori della bandiera ucraina è stata una bellissima iniziativa, ma con i tempi che corrono e con tipi come Putin e come Trump dalla poesia bisogna sempre passare alla prosa per evitare di essere politicamente inesistenti.
© Riproduzione riservata







