Il destino della famiglia del bosco sembra scritto: il futuro è in Australia. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia a cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la capacità genitoriale non vuole più restare in Italia, al contrario di come sostenuto soltanto pochi giorni fa quando la madre era stata categorica sulla rinuncia:“Non farò un altro volo per tornare in Oceania, non è un’opzione”. Ma nell’ultima intervista rilasciata ieri al programma “60 minutes” ha chiesto ufficialmente l’intervento del governo di Anthony Albanese per abbandonare lo Stivale.
I tre bambini dal 20 novembre 2025 vivono in una casa famiglia insieme alla madre, in esecuzione dell’ordinanza dei giudici minorili che hanno stabilito la sospensione della potestà genitoriale e l’allontanamento dalla ‘casa nel bosco’ ritenuta insalubre. La storia è partita lo scorso anno, quando i tre bambini erano stati ricoverati in ospedale per un sospetto avvelenamento da funghi. Come qualsiasi struttura sanitaria è obbligata a fare, i medici segnalarono la situazione ai servizi sociali, dando il via ad un percorso ordinario e obbligatorio, con visite, accertamenti clinici e verifiche sulle condizioni abitative.
La figlia di otto anni e i gemelli di sei anni, allontanati dalla famiglia, vivono ora da quasi quattro mesi in una struttura di accoglienza in Abruzzo, mentre il casaletto abruzzese privo rete elettrica e idrica. è passata dall’essere per Nathan Trevallion dal “posto dei sogni” in cui far crescere i propri bambini in un luogo da abbandonare. Un cambio di posizionamento dovuto anche alle lamentele dei figli. Se infatti solo pochi giorni fa, tra le motivazioni del primo rifiuto c’era anche la volontà di continuare a vivere con il cavallo: “Non possiamo tornare, Lee, è troppo vecchio, non può volare ancora. Un’opzione per noi è rimanere in Europa, per ricominciare tutto daccapo”, nell’ultima intervista Catherine ha ribadito i motivi della decisione.
“Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei figli”, ha raccontato la donna, aggiungendo che il figlio, in casa famiglia, si sveglia la notte urlando e chiedendo aiuto alla madre. In attesa di capire se il governo australiano accoglierà l’appello, la decisione del Tribunale dell’Aquila non cambia. I prossimi 6 e 7 marzo sono in programma le perizie sui bambini; poi ci saranno 60 giorni a disposizione del perito per la consegna dell’esame al Tribunale.
