In Egitto si stanno avviando trattative con Alibaba per creare una piattaforma digitale dedicata alla distribuzione di farmaci e prodotti sanitari a basso prezzo. L’obiettivo è costruire un hub regionale che serva non solo il Paese ma anche altri Stati africani, garantendo accesso a cure essenziali a costi ridotti. Parallelamente, l’Africa CDC ha lanciato il meccanismo di acquisto collettivo Unified African Procurement, che permette ai Paesi africani di unire le forze e negoziare prezzi più bassi grazie a economie di scala.
Il modello africano si basa su pragmatismo e cooperazione: l’Egitto produce internamente il 94% dei farmaci di cui ha bisogno e importa solo quelli più complessi, come vaccini e oncologici. Per ridurre i costi e stabilizzare il mercato, si punta su accordi regionali, piattaforme digitali e logistica condivisa. In questo modo si cerca di garantire accesso universale, anche in contesti di risorse limitate.
In Europa la situazione è diversa. Ogni Stato membro negozia autonomamente i prezzi dei farmaci, creando frammentazione e lentezza. Le normative comunitarie impongono procedure trasparenti ma complesse, che rallentano la possibilità di adottare soluzioni collettive. Le multinazionali farmaceutiche hanno un forte potere contrattuale: se un Paese impone prezzi troppo bassi, spesso i farmaci vengono ritirati dal mercato o dirottati verso Stati più redditizi. Inoltre, molti farmaci innovativi sono protetti da brevetto, e questo mantiene i prezzi elevati per anni.
Il risultato è che i cittadini europei pagano di più, non per una questione di qualità, ma per un sistema bloccato da burocrazia, regole frammentate e interessi economici. I farmaci generici, sicuri e certificati, potrebbero ridurre i costi, ma vengono spesso ostacolati da strategie di marketing e dalla difesa dei margini di profitto delle multinazionali.
Il paradosso è evidente: in Africa, dove le risorse sono più limitate, si cercano soluzioni collettive e pragmatiche per garantire cure a basso costo. In Europa, dove le risorse sono maggiori, la salute resta vincolata a regole e interessi che difendono la rendita più che i cittadini.
Per l’Italia, la sfida dovrebbe essere quella di uscire da questa impasse e sperimentare nuove strade: un sistema di acquisti centralizzati che riduca il potere delle multinazionali, una piattaforma digitale pubblica che renda accessibili i farmaci generici, investimenti nella produzione locale per garantire autonomia strategica e una maggiore trasparenza sui brevetti e sui costi reali della ricerca. Solo così la salute potrà tornare a essere un diritto e non un affare, e l’Italia potrà dimostrare che anche in Europa è possibile garantire farmaci a prezzi giusti.
