Francesca Albanese: “Io trattata come Putin e Maduro, ad Hamas ho inviato solo una lettera. 7 ottobre? Tendenza a ingigantire l’orrore”

FRANCESCA ALBANESE, RELATRICE SPECIALE DELLE NAZIONI UNITE SUI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI

Vive sotto sanzioni, non può aprirsi un conto corrente (“nemmeno in Cina“) dopo i rapporti su Gaza pubblicati come Relatrice speciale Onu e attacca l’Italia perché nelle televisioni “non è un posto dove si fa informazione, c’è un problema di sionismo”. In una intervista rilasciata al Corriere della Sera per presentare il suo ultimo libro (Inside. Dentro la violenza di Israele, edito da Fuori Scena), Francesca Albanese sostiene di subire lo stesso trattamento ricevuto da “Putin, Khamenei e Maduro” solo “perché ho denunciato le violazioni dei diritti umani compiute da Israele”.

Albanese e l’unica lettera inviata ad Hamas

Albanese avverte le comunità ebraiche di non escludere di citarle “per diffamazione” quando “dicono che io sono la guardia del corpo di Hamas“. “Potrei anche parlare con Hamas, perché è il mio ruolo, ma non lo faccio: solo una volta, ho inviato una lettera chiedendo di sospendere una pena di morte. Se ci fosse un’ombra di verità in queste accuse, secondo lei continuerei a fare quel che faccio?” dichiara, chiarendo – a detta sua – il motivo del perché nel suo rapporto Onu la parola “genocidio” viene citata ben 233 volte mentre la combo Hamas-terrorismo solo 16 (quasi sempre tra virgolette). “Non c’è dubbio che ci sia stato un attacco terroristico violento, da condannare. Però Israele cosa cavolo fa da 60 anni, nel territorio palestinese occupato? Dopo il 7 ottobre, un ricercatore palestinese mi disse: l’atteggiamento di voi occidentali è che vi rifiutate proprio di capire che cos’è stato fatto al corpo collettivo della Palestina. Immagini una donna rinchiusa e stuprata per decenni, che un giorno prende il pugnale e massacra il suo carceriere e la famiglia del suo carceriere”.

Albanese e la “tendenza a ingigantire” i crimini del 7 ottobre

Ecco, questo il paragone rilanciato dalla relatrice Onu perché “Israele mantiene un’operazione coloniale finalizzata alla presa delle terre con la cacciata dei palestinesi. È così da sempre”. Così da una parte condanna Hamas, dall’altra però ‘prova’ a capire quello che è accaduto il 7 ottobre: “Non difendo Hamas, come non difendo l’Anp. Hamas ha regnato a Gaza col pugno di ferro. Io stessa l’ho visto. C’è stato anche un movimento di giovani per disfarsene, nei primi anni 2000, quando c’era ancora Vittorio Arrigoni. Perché le prime vittime di Hamas sono sempre state i palestinesi. Ma in Italia si deve dire che sono dei barbari, dei selvaggi, hanno stuprato, hanno violentato, hanno bruciato bambini, ed è colpa loro se Israele si è ‘difeso’. Io questo non lo dirò mai. Sono stati commessi crimini efferati contro civili israeliani. Però – la chiosa inquietante – c’è stata anche una tendenza a ingigantire l’orrore di questi crimini”.

Albanese e il dibattito “squallido” in Italia

Sul dibattito “squallido” che si registra in Italia sul Medio Oriente, Albanese elogia l’estero dove “c’è meno ignoranza” e “si legge di più”. Mentre in Italia l’errore “clamoroso” dei media è quello di lasciar “parlare persone che non hanno nessuna competenza. Al contraddittorio, si dovrebbe prediligere il dibattito: devono confrontarsi persone con idee diversissime, ma con una base di conoscenze. In Italia ci sono persone preparatissime, ma il dibattito pubblico è molto poco informato. I giovani, no, ma chi ha la mia età continua a nutrirsi di tv. E la tv italiana non è un posto dove si fa informazione. C’è un problema di sionismo” dove sionismo per fortuna non è una cattiva parola ma “un’ideologia, non una religione. E prevede che Israele ci debba essere come Stato per i soli ebrei. Era già molto problematico 77 anni fa, adesso è una follia” sostiene Albanese.

“Perché boicottare Israele nelle università”

Chiusura dedicata a giustificare il boicottaggio israeliano nelle università italiane. Secondo la relatrice “è fondamentale” perché “l’università israeliana è un pilastro della narrazione ed è un motore della macchina della guerra. Ci sono le facoltà umanistiche, tranne eccezioni, che praticano apartheid: una cancellazione dell’identità e della storia palestinese e dell’ingiustizia che ha vissuto il popolo palestinese, nessun conto col passato. Le facoltà scientifiche invece sono lo spazio civile del sistema militare: perfezionano le tecnologie. Che cosa hanno detto durante il genocidio? Non una parola, per l’università di Gaza completamente distrutta”. Sull’eventuale discesa in politica c’è tempo: “Se avessi voluto accettare una candidatura, l’avrei già fatto anni fa: non è stato mica un solo partito, a chiedermelo. Ho detto di no perché volevo continuare a fare, gratuitamente, questo lavoro che mi porta tutto questo odio”.