Un cerchio a sfondo blu, la scritta bianca «Futuro nazionale», e sotto quella gialla «Vannacci». Tutto in stampatello maiuscolo, accompagnato da una fiamma tricolore stilizzata. La reazione di Nazione Futura è arrivata in tempo zero: «Sono arrivate decine di messaggi che dicevano che ci aveva copiato il simbolo. Il nome è il contrario del nostro, il logo è molto simile e per fortuna hanno cambiato il font. Vannacci, prima di entrare in politica, è stato più volte ospite della nostra associazione, che conosce benissimo. Se poi te ne esci con un logo così…». Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura, non crede alla casualità e – in vista delle elezioni politiche del 2027 – avverte: «Chi si pone fuori dal centrodestra fa un favore alla sinistra». Specialmente ora che la destra, grazie a Giorgia Meloni, si è istituzionalizzata.

Una doppia somiglianza con Nazione Futura, nel nome e nel simbolo. È un caso o l’operazione di Vannacci è stata studiata a tavolino?
«In politica non esiste la casualità. La somiglianza nel nome e nel logo è evidente a tutti, tant’è che ci hanno scritto moltissime persone facendolo presente. L’associazione Nazione Futura e l’omonima rivista sono nate nel 2017, abbiamo più di 80 circoli territoriali in tutta Italia con centinaia di iscritti e con centinaia di iniziative svolte a livello nazionale e internazionale. Lo stesso Vannacci ha partecipato a nostri eventi (prima che entrasse in politica) e conosce benissimo Nazione Futura, l’utilizzo di un nome e logo simile al nostro rappresenta un problema di riconoscibilità che genera confusione. Ma c’è anche un problema politico perché Nazione Futura è una realtà radicata nel centrodestra e nel mondo conservatore, e iniziative che possano portare alla nascita di soggetti estranei alla coalizione di governo sono per noi un favore alla sinistra».

In che modo siete pronti a tutelarvi? Una diffida per evitare ogni collegamento che generi confusione?
«Lo stiamo valutando, auspichiamo sia solo un nome e un simbolo annunciato che non verrà poi utilizzato né come associazione né politicamente dopo che è emersa l’evidente presa a modello da Nazione Futura. Ma c’è anche un altro aspetto».

Quale?
«Se si è di destra, la correttezza e la lealtà sono valori imprescindibili, e non ci si comporta così».

Veniamo alle mosse politiche di Vannacci. L’addio alla Lega sembra a un passo…
«Ciò che farà Vannacci è una sua scelta e sarà lui a decidere se voler rimanere nella Lega o uscire dal partito. Senza dubbio, la Lega è un partito storico con al suo interno una classe dirigente di valore sui territori e a livello nazionale, il leader è Matteo Salvini ed è lui il nostro interlocutore».

Ma che senso ha radicalizzarsi ancora di più? Proprio ora che la destra, grazie a Giorgia Meloni, si è istituzionalizzata…
«
Giorgia Meloni ha fatto un lavoro straordinario in questi anni, portando la destra al governo e, per la prima volta nella storia repubblicana, c’è un presidente del Consiglio che si definisce conservatore. La crescita di Fratelli d’Italia nasce dalla capacità di Giorgia Meloni di rimanere coerente con i propri valori conservatori, ma al tempo stesso di completare quel percorso politico iniziato per la destra con la svolta di Fiuggi».

Un’iniziativa del genere, che nasce al di fuori dell’attuale maggioranza, non rischia di essere un favore alle opposizioni?
«Voglio dirlo in modo molto chiaro. Chi si pone fuori dalla coalizione di centrodestra a poco più di un anno dalle elezioni politiche fa un favore alla sinistra. Creare un soggetto politico alla destra della coalizione cercando di erodere voti significa, in vista delle politiche del prossimo anno, togliere voti (anche se pochi) alle attuali forze di governo. Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati: queste sono le forze politiche con cui collaboriamo».

Alla fine diventa difficile distinguere le differenze (ammesso che esistano) tra Vannacci e i 5 Stelle, ad esempio sull’Ucraina…
«Anche questo è un tema che riguarda Vannacci. Il collocamento di Nazione Futura in politica estera è chiaro e non equivocabile: dalla parte dell’Occidente».