Gerusalemme è il luogo dove tutto è accaduto e dove tutto può accadere. Le tre grandi religioni hanno qui, tra le sue pietre, il fondamento della loro Speranza. A distanza di poche centinaia di metri, ebrei, cristiani, islamici riconoscono le pietre su cui si fonda il legame tra l’umanità e il suo Destino, ritrovano l’origine della propria fede e le tracce visibili della propria storia e quindi della propria identità. È questo che rende unica la città Santa per definizione, è qui che nasce il fondamento di una speranza e di una promessa di pace per tutti e, forse proprio per questo, ogni cosa che accade qui è subito proiettata sulla scena mondiale e si riverbera sulla coscienza di ognuno. Non è casuale che da sempre le festività religiose, momento privilegiato di rapporto tra l’uomo e il suo Creatore, diventano anche il periodo in cui si ritrova l’identità del Popolo (dei popoli) e, di contro, l’estremismo fondamentalista strumentalizza la religione per i suoi fini che ultimamente negano l’uomo in nome di un potere mascherato da religione.

Si scontrano due logiche. Chi trova nella fede e nei luoghi della fede la Promessa dell’Alleanza, che il sacerdote ebreo Zaccaria, padre di Giovanni Battista, annuncia come un Sole che “verrà a visitarci per rischiare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace, liberati dalle mani dei nemici”. E poi la logica di chi impone la propria visione egemonica della storia, negando l’altro come persona e come popolo. È la differenza tra società aperta e società chiusa. Tra il sole e le tenebre, tra la libertà e i nemici che la negano. Tra chi vede nella differenza l’opportunità di un dialogo e chi l’occasione per esasperare lo scontro.

Il caso della Domenica delle Palme

Quello che è accaduto la Domenica delle Palme, quando la polizia israeliana ha impedito l’ingresso al Sepolcro del Patriarca latino e del Custode di Terra Santa, è diventato (dopo l’iniziale protesta del Patriarcato per quella che è stata vissuta come un’irragionevole ed eccessiva proibizione) un’occasione per tutti, non solo per i cristiani. Poteva prevalere lo scontro, la polemica, un ennesimo pretesto per inasprire i rapporti tra le comunità che abitano la città Santa per tutti e per questo di tutti Patrimonio prezioso. Non è stato così, anzi: è venuto un segno di civile dialogo.

I riti della settimana Santa saranno garantiti, sia pure con limitazioni di sicurezza concordate. In un comunicato del Patriarcato e della Custodia si sottolinea questo valore dato alla libertà di religione e riconosciuto anche in questa occasione dalle autorità civili: “Un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni: ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri. Soprattutto nei momenti di difficoltà e conflitto, come quello attuale, la tutela della libertà di culto viene indicata come un dovere fondamentale e condiviso. Le autorità ecclesiastiche auspicano che si continuino a individuare soluzioni adeguate per consentire la preghiera nei luoghi di culto, in particolare nei Luoghi Santi, conciliando le esigenze di sicurezza con il diritto alla pratica religiosa, fondamentale per centinaia di milioni di fedeli nel mondo. La Chiesa mantiene un dialogo costante con le autorità, inclusa la Polizia di Israele, mentre rinnova la preghiera per la fine della guerra che colpisce duramente l’intera regione”.

Giancarlo Giojelli

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