Giorgia, serve coraggio. In Italia crescita asfittica, nella manovra di bilancio mancano misure liberiste

Sono abbastanza ridicoli sia coloro che gridano al dramma per la manovra di bilancio in corso di approvazione in Parlamento, sia quelli che la incensano come fosse una manna dal cielo. In realtà, la manovra dà all’Italia quella credibilità e affidabilità internazionale che forse negli ultimi anni l’Italia ha avuto solo con Mario Draghi a Palazzo Chigi, perché mira a sistemare i conti pubblici, punta al pareggio di bilancio, rispetta i dettami europei e non contiene provvedimenti coraggiosi in alcun senso. Quindi nessuna misura populista che ci indebiti o ci renda inaffidabili, ma nemmeno misure coraggiose in senso liberista che diano uno slancio alla crescita asfittica degli ultimi anni. Insipida come poche cose, la manovra piace e non piace a tutti: non entusiasma, ma nemmeno genera troppi fastidi.

Manovra, coperta corta. Mancano misure coraggiose

Corporazioni, dipendenti, professionisti e imprenditori si trovano frastornati da un mirabolante insieme di piccole riduzioni di Irpef e piccoli aumenti di tasse, circa sette, quasi ininfluenti. Un gioco di equilibrismi circensi che consente al governo di recuperare un po’ di gettito senza danneggiare alcun settore nello specifico, ma anche di poter dire che qualche tassa è stata abbassata. La coperta è corta, sembra banale dirlo, ma è proprio così, specialmente quando non si vuole essere particolarmente coraggiosi e non si vuole rischiare di adottare nuove politiche economiche che potrebbero generare effetti più rilevanti nel medio e lungo periodo.

La manovra come la linea Meloni

La manovra rappresenta esattamente la linea Meloni di questi due anni: affidabilità. Questo non è poco, tanto più se consideriamo che l’alternativa è rappresentata da perversi bolscevichi assetati dei denari dei cittadini e vogliosi di espropri proletari. Senza questa credibilità di oggi saremmo messi male. Quello che noi liberisti però contestiamo al governo è una questione culturale: ci aspettiamo che il centrodestra porti avanti liberalizzazioni, privatizzazioni e la riduzione dello Stato in economia, senza mai alzare le tasse.

Stato mamma o Stato minimo

È legittimo aspettarci queste politiche economiche, ma non è scontato, perché se analizziamo la cultura politica e le posizioni economiche dei partiti e dei politici di maggioranza capiamo velocemente che sono quasi tutti privi di una linea economica. C’è però da aggiungere che, se oggi l’Italia vuole crescere seriamente, deve andare proprio nella direzione del libero mercato: il governo deve lavorare per liberare spazi, ridurre la presenza dello Stato in quasi tutti i settori economici in cui opera, abbandonare le corporazioni – quelle che non vogliono la concorrenza ma le rendite di posizione – e dovremmo anche chiarire se vogliamo uno Stato mamma o uno Stato minimo. Probabilmente serve prima chiarire tutto questo e fare una scelta di campo.

Giorgia, serve coraggio

Sapete perché non sono pessimista? Perché, non avendo i nostri governanti una cultura di politica economica, la nostra, che è quella di Javier Milei, Ronald Reagan e Margaret Thatcher, potrebbe persino piacergli. Difesa nazionale, sicurezza interna, giustizia, tutela dei diritti di proprietà, regole generali del mercato, stabilità monetaria e poco altro: erano questi i campi che Milton Friedman disse che sarebbero dovuti rimanere nelle mani dello Stato, per lasciare campo libero ai privati in tutti gli altri settori. Non ci aspettiamo la rivoluzione, cara Giorgia, ma con un po’ più di coraggio in questa direzione resterai certamente nella storia d’Europa e forse del mondo.