Alla nuova edizione di “Più libri Più liberi” – appuntamento fisso del panorama culturale e librario nostrano della fiera della piccola e media editoria –anche quest’anno non poteva mancare una bella polemica. Ne abbiamo parlato con Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura, direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale ma soprattutto editore, che con le sue case editrici vive e frequenta le fiere di settore e che anche questa volta ha voluto denunciare l’ennesimo tentativo di censura.
Anche quest’anno una polemica a “Più libri Più liberi”…
«Nella passata edizione a tenere banco era stato il caso Caffo, con il balletto cui abbiamo assistito sull’invitarlo o non invitarlo, sull’essere o meno garantisti che ha alimentato non poche polemiche. E in un certo qual modo la polemica di quest’anno nasce proprio da quanto accaduto l’anno scorso».
Una saga.
«Certo, perché “Passaggio al Bosco” da cinque o sei anni chiede di partecipare alla Fiera, ma per il meccanismo che prevede la riconferma degli editori delle edizioni precedenti è difficile trovare spazio. Ma in questa edizione proprio per quello che è successo l’anno scorso tanti editori hanno disdetto la loro partecipazione, parliamo sia di editori generalisti ma anche di sinistra, e cosi “Passaggio al Bosco” ha potuto accedere».
Questo la dice lunga sullo stato della cultura italiana.
«La dice lunga sullo stato della sinistra culturale italiana, perché la polemica dello scorso anno è nata all’interno della sinistra. Sono stati loro ad invitare Caffo, poi altri hanno fatto polemica sull’invito, di li è partita la bagarre tra i pro e i contro e di li si è innescata la polemica».
Quest’anno invece?
«Siamo in presenza di un editore che ha pagato una iscrizione, e poi viene fuori la cordata con tanto di lista di promotori secondo cui l’editore deve essere censurato, e non dovrebbe partecipare. Siamo in presenza di un tribunale morale che stabilisce chi può partecipare e chi no seguendo dei criteri del tutto discutibili. Se facciamo passare questo principio sbagliato, allora per noi non dovrebbero partecipare tutti quegli editori che pubblicano ex brigatisti o rinomati antisemiti e odiatori d’Israele, saremmo alla follia. Il principio non è questo. Se ci sono elementi diffamatori saranno i tribunali a decidere, non Christian Raimo e Zerocalcare».
Si sente profumo dell’ennesima polemica sul fascismo.
«Il tema è quello, ma qui non è tanto una questione di merito, quanto sul metodo che concepisce appelli per escludere gli editori. Cosa ancora più grave è che questo appello è stato firmato da altri editori. Editori che firmano per censurare altri editori è francamente inaccettabile».
Sono sempre gli editori di destra o non allineati ad essere oggetto delle “polemiche”.
«Certamente, ma purtroppo anche questo è un film già visto che fa male a tutti. Ma qui ripeto la questione trascende le posizioni di parte, si tratta di difendere la libertà di espressione e partecipazione alla vita culturale senza che spuntino tribunali morali a stabilire chi ha una certa patente e chi no. La cultura deve essere libera».
