Giuseppe Conte, lo strano animale politico. Giannuli: “Perde ma resta sulla scena. Alle politiche? Al massimo arriva al 10%”

Aldo Giannuli, politologo, è stato tra gli analisti più attenti al fenomeno grillino sin dagli esordi. Studioso dei movimenti antisistema e della trasformazione dei partiti tradizionali, ha seguito da vicino l’evoluzione del Movimento 5 Stelle e il ruolo di Giuseppe Conte nel campo progressista.

Professore, partiamo dal voto: il campo largo come ne esce?
«Male. Difendono male quello che avevano, non crescono. Ma Conte è uno strano animale politico: perde le elezioni, ma resta sempre sulla scena. In termini di voti, il rapporto di forze rimane lo stesso, e questo è un pessimo risultato per chi è all’opposizione: se l’equilibrio resta questo, il centrodestra vince le prossime elezioni, punto».

Dentro questo quadro, come giudica la performance del Movimento 5 Stelle e di Conte?
«Dentro questo cattivo risultato generale, c’è il pessimo risultato di Conte. Tolti i voti civici della lista per Fico, nella “roccaforte” campana, a essere generosi, Conte sta tra il 12 e il 13%. In Veneto prende il 2%, e altrove, in Puglia, è sul 5%».

Che cosa significa questo in proiezione nazionale per il M5S?
«Significa che, se facciamo delle proiezioni ragionevoli sulle altre Regioni, il Movimento 5 Stelle alle prossime politiche prenderà fra il 5 e il 10% dei voti. Se va straordinariamente bene arriva al 10, se va male si ferma al 5. E consideri che quando inizi a perdere voti, la tendenza a perderne ancora si accelera».

In questo scenario, però, è possibile che alle eventuali primarie di coalizione Conte riesca comunque a battere Schlein?
«Paradossalmente sì, potrebbe anche spuntarla. È tale il livello di follia della politica italiana che può succedere anche questo, per carità. Ma il punto resta un altro: il Movimento paga il prezzo dell’egemonismo tradizionale del Pd. Oggi il risultato è evidente: è cattivo anche per Avs, che si attesta dappertutto intorno al 4–5%. Complessivamente è un brutto quadro. E ciò significa una cosa molto semplice: il Pd non ha alleati. Può parlare finché vuole di “campo largo”, ma così rischia di trasformarlo nel “campo santo” degli ex alleati che si dissolvono uno dopo l’altro».

Conte è un po’ il “granello di sabbia” nel sistema. Conta poco, ma riesce a bloccare gli ingranaggi?
«Sì, è un granello di sabbia. Queste sono le uniche furbizie politiche che gli riescono davvero. È ovvio che giochi anche questa partita di Atreju per mantenere visibilità e centralità negoziale dentro l’opposizione».