“Gli aiuti” all’Iran e i motivi dell’ambiguità strategia di Trump: decisioni lontano dalle riunioni militari per colpire il bunker di Khamenei

Secretary of State Marco Rubio whispers to President Donald Trump during a roundtable meeting on antifa in the State Dining Room at the White House, Wednesday, Oct. 8, 2025, in Washington. (AP Photo/Evan Vucci) Associated Press/LaPresse

Donald Trump tuona dallo Studio Ovale: «Gli aiuti stanno arrivando». Poi aggiunge: «Gli americani farebbero bene a lasciare subito l’Iran». Il presidente lascia presagire un intervento militare mirato, un “aiuto” dall’alto che potrebbe colpire l’ayatollah Khamenei nel cuore del suo bunker, collegato — secondo indiscrezioni — da un tunnel all’ambasciata russa di Teheran.

Un’ora dopo, Trump indice un punto stampa con i giornalisti. Si terrà alle 23, ora italiana: prime time per i telegiornali della serata americana. Ma premette: «Vedrete presto a che cosa mi riferisco quando parlo di aiuti». Poco dopo, però, fa sapere che non prenderà parte alla riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, convocata per assumere le decisioni su come, dove e quando far arrivare questi “aiuti”.

Perché questa decisione?

La mia lettura è che l’assenza di Trump dal NSC non segnali indecisione, ma indichi piuttosto un cambio di metodo. Trump, per natura, tende a separare la decisione politica dal processo burocratico. Quando lascia il Consiglio lavorare senza di lui, di solito sta facendo una di queste tre cose — in ordine di probabilità.

Primo: ha già fissato la linea di fondo. Il NSC serve a rifinire opzioni operative, non a decidere se intervenire, ma come. L’assenza indica che il perimetro è stato già tracciato: deterrenza rafforzata, opzione militare sul tavolo, pressione massima. Trump non perde tempo nel dibattito inter-agenzia.

Secondo: sta mantenendo un’ambiguità strategica. Non presentarsi gli consente di non legare il proprio nome a una singola opzione, mentre osserva le reazioni iraniane, israeliane e regionali. È una forma deliberata di signaling: la decisione è politica, non tecnica, e arriverà quando servirà.

Terzo: sta centralizzando la decisione fuori dal NSC. Trump decide spesso in cerchie ristrette — con Difesa, intelligence selezionata o alleati chiave. Il Consiglio diventa esecutore, non foro deliberativo. Questo aumenta la velocità, ma riduce la prevedibilità.

È uno stile coerente: la decisione è già maturata, o quasi, ma viene annunciata solo quando produce il massimo effetto politico e strategico. Se dovessi scommettere: Trump interviene solo se l’Iran supera una soglia chiara. In caso contrario, mantiene pressione e ambiguità, lasciando l’iniziativa tattica agli alleati.