Gratteri, l’eroe infallibile: perché non ammetterà mai i numerosi errori giudiziari

Intervenendo all’assemblea dell’ANM, nella sacralità dell’aula delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il Dott. Gratteri ha, tra le altre cose, detto che le ingiuste detenzioni verificatesi nei distretti giudiziari nei quali ha operato si pongono sempre al di sotto della media nazionale. In una successiva intervista televisiva, ha addirittura rilanciato affermando che è pronto a documentare che non vi sia stata alcuna ingiusta detenzione a Catanzaro, tra il 2016 ed il 2024. Sarebbe troppo facile replicare che, secondo il Ministero della Giustizia, tra il 2018 ed il 2024, nel distretto catanzarese siano stati liquidati €28.953.245,00, per 573 soggetti ingiustamente detenuti. Lo sfasamento temporale di due anni è voluto, dal momento che – altra cosa piuttosto semplice da obiettare – non vi è coincidenza temporale tra l’ingiusta detenzione ed il suo accertamento, dovendosi attendere l’esito del procedimento e, poi, la procedura di liquidazione.

Per tale ovvio motivo, anche nei prossimi anni vi saranno liquidazioni per detenzioni connesse al periodo nel quale il Dott. Gratteri ha prestato servizio a Catanzaro. Distretto che, nel lasso di tempo esaminato, è stato sempre ai vertici della triste “classifica dell’ingiustizia”, come negli anni passati lo era stato quello di Reggio Calabria, nel quale Gratteri ricopriva le funzioni di Procuratore Aggiunto della Procura Distrettuale. Sempre facile, poi, sarebbe osservare che l’accertamento della ingiusta detenzione non dipende solo da ragioni di merito, ma anche processuali (esiste una quota di istanze dichiarate inammissibili), organizzative (ci sono anni, specie nel periodo a cavallo della pandemia, nei quali il numero dei procedimenti trattati si è notevolmente ridotto) e di opportunità (non tutte le vittime della Giustizia chiedono di essere risarcite). Non esiste dunque una corrispondenza matematica tra l’errore giudiziario ed il suo accertamento, potendosi tranquillamente affermare che il rapporto è sbilanciato, per difetto, a sfavore del secondo.

Allora, viene da chiedersi, perché il Dott. Gratteri afferma cose che è così semplice confutare, peraltro usando dati ministeriali? Non teme di essere pubblicamente sbugiardato? Una risposta è forse possibile, interpretando l’uomo, più che le sue parole. Da perfetto uomo del Sud (come me), Gratteri dice infatti sempre più di quello che le sue parole esprimono. La sua comunicazione è un manuale del sottinteso, dell’iperbole. Prendiamo nuovamente ad esempio l’assemblea della ANM di qualche giorno fa. Lamentandosi di essere stato distolto dalla raccolta delle olive e di essere stato quasi forzato a partecipare, si è presentato come un uomo mite, pacifico, lontano dalle ribalte e dai riflettori, frugale, dedito alla vita semplice e agreste. Una sorta di “doppio”, rispetto al personaggio pubblico che, da anni, è stabile ospite – solitamente senza contraddittorio – di numerose trasmissioni televisive e manifestazioni di ogni genere. Altro esempio di distacco tra realtà e narrazione.

Con il richiamo georgico, Gratteri si propone come un novello Cincinnato che, ridottosi a coltivare i propri campi per scelta (o, secondo alcuni, per necessità politica), assunse tuttavia la dittatura per respingere l’invasione degli Equi e, subito dopo, dismise la toga picta e tornò al suo podere. E come Cincinnato, egli non ha fiducia nel suo esercito e, in particolar modo, nei suoi generali, che ha accusato di averlo lasciato solo, mentre lottava “a mani nude” contro la “massomafia” calabrese e, quindi (con un altro “non detto” ed un’altra bugia) ha additato di essere proni ai poteri paralleli o, quanto meno, timorosi degli stessi. E quelli, giù ad applaudire per essere stati ingiustamente insultati: numerosissimi sono stati infatti gli interventi dell’ANM a sostegno di Gratteri negli anni calabresi, anche quando aveva palesemente torto. Ma ora, più pericolosi degli Equi sono i comitati referendari per il Sì e, quindi, i magistrati sopportano pure di essere offesi a “casa loro”, che poi sarebbe la casa della legalità e, perciò, anche della verità.

Ma questo dà un’idea assai realistica del modo che il Dott. Gratteri ha di intendersi e di intendere il proprio ruolo, specie nel momento in cui assume, apparentemente controvoglia, la toga picta della ANM e, con essa, i “pieni poteri” della battaglia politica sul referendum. Un “chiamato”, per ciò stesso sempre dalla parte della ragione. Infallibile e, come tale, insindacabile. E se qualcuno contesta le sue azioni, allora mente o, peggio, è dalla parte della mafia, dei poteri occulti, del malaffare, secondo la più arcaica e rozza logica manicheista.

La “sua” giustizia assume così una dimensione trascendente di incontestabilità. Un “male” somministrato per necessità e, come tale, privo di Legge, come ricorda il brocardo. Ed ecco spiegato perché il Dott. Gratteri non ammette e non ammetterà mai i numerosissimi errori giudiziari che le statistiche impietosamente ci ricordano. Non li nega e, quindi, tecnicamente non sostiene il falso. Molto più semplicemente, compenetrato nel personaggio che incarna, non li considera errori, non li reputa ingiustizie. Solo danni collaterali, fisiologie di una guerra. Non riesce a concepire la propria fallibilità. E questo lo rende un interlocutore sordo. Ottimo per questa temperie.