Groenlandia, l’UE prova a fermare Trump. Il tycoon vuole un accordo per l’uso militare

A boy throws ice into the sea in Nuuk, Greenland, March 11, 2025. (AP Photo/Evgeniy Maloletka, File)

Le mire di Donald Trump sulla Groenlandia sono reali. E il blitz di Caracas con la cattura di Nicolas Maduro ha chiarito che le minacce del presidente degli Stati Uniti non vanno mai sottovalutate. Un messaggio, questo, arrivato forte e chiaro non solo alle superpotenze e potenze rivali di Washington, ma anche agli alleati. In primis alla Danimarca, che formalmente ha ancora sotto la sua corona l’immensa isola artica. Trump, in questo primo anno del secondo mandato alla Casa Bianca, non ha mai nascosto le sue intenzioni.

Ogni volta che è stato toccato l’argomento, il tycoon ha sempre ribadito che la Groenlandia è essenziale per la sicurezza degli Stati Uniti, fino a ipotizzare anche lo scenario dell’annessione per coercizioni. The Donald lo ha confermato anche dopo l’attacco al Venezuela. E ieri, Stephen Miller, uno dei più influenti consiglieri del presidente Usa, lo ha chiarito ancora una volta: “Gli Usa sono la potenza dominante della Nato e affinché garantiscano la sicurezza della regione artica la Groenlandia dovrebbe far parte degli Stati Uniti”. “Nessuno si scontrerà militarmente con gli Usa per il futuro della Groenlandia, non avrebbe senso”, ha detto Miller. Tuttavia, il tema inevitabilmente esiste. L’isola fa parte della Danimarca. Il suo popolo non vuole l’annessione agli Stati Uniti. E anche i Paesi europei si domandano quali siano le prossime mosse del leader americano.

Ieri, le ricostruzioni apparse sui media internazionali hanno riportato alcune dichiarazioni dello stesso Trump che ha detto che avrebbe discussione del problema entro 20 giorni e che si sarebbe “occupato della Groenlandia tra circa due mesi”. Secondo l’Economist, l’amministrazione repubblicana si sarebbe già messa in moto con un progetto che prevede un accordo di assicurazione con l’isola artica. Non un’annessione formale, quindi, ma un’intesa come quella realizzata con alcune isole del Pacifico. Al momento, Paesi come gli Stati Federati di Micronesia, le Isole Marshall e la Repubblica di Palau hanno concesso libertà di manovra alle forze armate statunitensi in cambio di una piena partnership commerciale e assistenza finanziaria. E questo lasciando alle isole piena autonomia in politica interna. Naturalmente, con la Groenlandia la questione sarebbe diversa, sia per l’importanza strategica che per la quantità di risorse, e soprattutto perché l’isola è parte di un Paese per giunta alleato. Ma la base “legale” su cui sembra scommettere la Casa Bianca potrebbe essere proprio il Compact of Free Association.

Le indiscrezioni e le dichiarazioni di Washington hanno scatenato la dura protesta di Copenaghen e dei Paesi europei. Il una nota congiunta, i leader del Vecchio Continente – tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer, lo spagnolo Pedro Sanchez, il polacco Donald Tusk e la premier danese Mette Frederiksen – hanno ribadito che l’isola “appartiene al suo popolo” e che “spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che le riguardano”. I leader hanno ribadito anche l’importanza del rispetto dei principi della Carta Onu, tra cui “la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini”. E da Nuuk, è intervenuto anche il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, che ha chiesto agli Usa “un dialogo rispettoso attraverso i corretti canali diplomatici e politici” e che Trump non può prendersi quel territorio solo “perché lui lo vuole”.

L’impressione però è che il pressing di Washington non si fermerà. Quell’Eldorado artico che cela uranio, diamanti, petrolio, gas, oro e terre rare è un pilastro dell’agenda americana. Per gli strateghi Usa, il controllo dell’isola e delle rotte polari è un elemento centrale, specialmente ora che è stato ribadito con forza il ritorno alla Dottrina Monroe e alla logica del totale controllo su tutte le Americhe. E il tycoon potrebbe scegliere di aprire un canale diretto con le autorità groenlandesi ampliando, parallelamente, le divergenze con la madrepatria e scommettendo sullo spirito indipendentista della popolazione.