Guerra civile in Sudan, dopo quasi tre anni si continua a morire nell’indifferenza del mondo

Members of the Sudanese Red Crescent rebury the remains of victims of Sudan’s two-year conflict, transferring bodies from makeshift graves to a local cemetery in Khartoum, Sudan, Sunday, Jan. 11, 2026. (AP Photo/Marwan Ali)

La guerra civile in Sudan ad aprile avrà raggiunto i tre anni di combattimenti, ma la situazione resta estremamente precaria per la popolazione sudanese. Intanto i cosiddetti governativi guidati dal generale Abdel-Fattah al Burhan sono tornati nella capitale Khartoum, spostando il governo che per quasi tre anni aveva avuto come sede provvisoria Port Sudan.

Il primo ministro Kamil Idris ha parlato alla televisione nazionale dichiarando che il legittimo governo del Sudan era tornato negli edifici originali, rassicurando la popolazione della capitale che questo trasferimento sarebbe definitivo. Khartoum è stata un autentico campo di battaglia per molti mesi con i paramilitari delle Forze di Supporto Rapido di Mohamad Hamdan Dagalo, detto Hemeti, che avevano preso il controllo di molti quartieri nelle città gemelli di Omdurman e Khartoum North. Questo spostamento arriva dopo la riconquista della capitale da parte dell’esercito nazionale nel maggio 2025 e dopo una campagna per ripristinare infrastrutture e collegamenti essenziali, in particolare rete elettrica, acqua e viabilità.

Alcune reti, tra cui internet e fognature, risultano tuttora in fase di riparazione dopo saccheggi e distruzioni avvenuti durante il controllo di parti della città da parte delle Forze di Supporto Rapido (Rsf). La battaglia all’interno della grande città distesa sulla rive del Nilo aveva provocato migliaia di morti e milioni di sfollati che erano riparati nei campi profughi improvvisati alla periferia della città. I miliziani di Hemeti restano comunque in pieno possesso della regione occidentale del Darfur che dopo la sanguinosa conquista di El Fasher dominano interamente.

Anche alcune province del Kordofan centrale restano nelle mani dei paramilitari che ricevono armi e finanziamenti dagli Emirati Arabi Uniti, attraverso il confine con il Ciad. Il Darfur è finito ancora una volta nelle mani di questi violenti ribelli che stanno portando avanti un autentico genocidio della popolazione africana, come già accaduto all’inizio del 2000 ad opera dei Janjaweed, i diavoli a cavallo. L’esercito nazionale non sembra in grado, almeno per il momento di riprendere il controllo delle regioni che formano il Darfur ed il comandante delle Forze di Supporto Rapido Hemeti ha anche nominato un governo parallelo, dichiarandosi il vero rappresentante del popolo sudanese. Intano i profughi sono milioni e vivono in condizioni disperate nei paesi confinanti che non sono in grado di rispondere alle loro necessità. Il popolo sudanese continua a morire nell’indifferenza del mondo.