Guerra in Ucraina, gli ex Wagner “reclutano” in Europa: una rete di agenti “a perdere” a basso costo ma in grado di mettere sotto pressione la sicurezza Ue

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy speaks during a joint news conference with NATO Secretary General Mark Rutte, in Kyiv, Ukraine, Tuesday, Feb. 3, 2026. (AP Photo/Sergei Grits) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Tra una settimana, per l’Ucraina ricorrerà il quarto anniversario dell’inizio dell’invasione russa. Una guerra che vive in questi giorni una fase di stallo ma anche di logoramento, fatta di bombardamenti quotidiani, di una popolazione stremata dal freddo, di infrastrutture al collasso in molte regioni. E con la conta dei morti, anche tra i civili, che non si ferma. Secondo i dati dell’organizzazione Action on Armed Violence, riportati dal Guardian, le vittime civili nel 2025 sono aumentate del 26%. Una situazione difficile, che Volodymyr Zelensky non ha mai nascosto. Ed è proprio in questa cornice che si svolge il terzo round di colloqui trilaterali tra Russia e Ucraina e Stati Uniti.

La speranza è che a Ginevra, tra oggi e domani, vi sia qualcosa di più concreto rispetto al round ad Abu Dhabi. Zelensky ha auspicato che i colloqui “siano seri e sostanziali” e che si rivelino “utili per tutti noi”. Ma la pressione di Donald Trump, desideroso di chiudere rapidamente il conflitto, non sembra avere fatto breccia tra le mura del Cremlino. Una prova, a detta degli esperti e anche della stessa Kyiv, è la composizione della delegazione che curerà gli interessi di Mosca al tavolo svizzero. A differenza delle ultime missioni, questa volta a capo dei rappresentanti russi ritorna Vladimir Medinsky, consigliere di Putin tra i più nazionalisti e intransigenti. E anche se ci saranno colloqui paralleli tra l’altro negoziato, Kirill Dmitriev, e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, l’impressione è che a Ginevra possa esservi un muro contro muro.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che a questo round, a differenza dei precedenti, si prenderà in considerazione una “gamma più ampia di questioni”. Ma il viceministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ieri ha chiarito ancora una volta che qualsiasi accordo deve basarsi su quanto deciso ad Anchorage da Trump e Putin. E che per arrivare a un’intesa devono essere risolte le “cause profonde del conflitto”. Una frase che viene spesso utilizzata dai funzionari russi per parlare di tutte le richieste più dure del Cremlino: annessione delle regioni occupate (anche dei territori non invasi ma facenti parte di quelle che Mosca riconosce come repubbliche separatiste), neutralità di Kyiv e mancata adesione alla Nato, gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhya, limitazioni militari.

Da parte di Zelensky vi sono state delle aperture. Ma consapevole del fatto che Kyiv dovrà fare cessioni dolorose, Zelensky vuole anche garanzie di sicurezza certe, scritte e in grado di frenare qualsiasi velleità russa di una nuova offensiva. Da parte di Washington però non è arrivata alcuna rassicurazione. Ieri, il segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato che gli Stati Uniti non vogliono “imporre un accordo a nessuno” o “costringere” nessuna delle due parti ad accettare un patto non gradito. Un’ipotesi transitoria che potrebbe essere oggetto di colloqui a Ginevra è quella di un cessate il fuoco energetico. Ma intanto, la Russia continua a mantenere una pressione sempre più alta sia su Kyiv che sull’Europa.

Ieri, l’esercito ha annunciato la conquista di altri due piccoli insediamenti nelle regioni di Sumy e Donetsk. Mentre il Financial Times ha lanciato l’allarme sull’utilizzo degli ex combattenti Wagner nell’ambito della guerra ibrida al Vecchio Continente. Secondo l’intelligence di diversi Paesi occidentali, reclutatori e propagandisti che lavoravano per la Wagner o per la fabbrica dei troll di San Pietroburgo starebbero reclutando giovani europei, poveri, disoccupati, immigrati e in generale elementi di tutte le fasce ai margini della società o vulnerabili per compiere azioni di sabotaggio, violenze ma anche come disseminatori di propaganda russa, al punto da fingersi nazisti al servizio del governo ucraino.

Per i servizi segreti europei, questo tipo di arruolamento avviene principalmente per denaro. Ma questa nuova tattica del Cremlino, frutto anche delle continue espulsioni di agenti russi, segnala come Mosca sia stata capace di modificare il suo approccio scommettendo su una rete di agenti “a perdere” a basso costo ma in grado di mettere sotto pressione i sistemi di sicurezza di tutto il continente.