Per la fine della guerra in Ucraina si tratta senza sosta. Anche se ormai, l’ultimatum dato da Donald Trump è scaduto senza che vi siano state mosse decisive. Troppe ancora le distanze tra i due Paesi in guerra. Troppe ancora le perplessità dei Paesi europei, che in questi giorni stanno facendo blocco con Kyiv per evitare che l’accordo tra Mosca e Washington propenda troppo per le istanze del Cremlino. E nel frattempo, nel mezzo del negoziato tra le parti, trapelano anche le prime indiscrezioni.
Quelle più malevole e che mettono a rischio la tenuta delle stesse trattative. Su Bloomberg sono uscite le trascrizioni di due telefonate: una del 14 ottobre, tra Yuri Ushakov e Steve Witkoff, l’altra, avvenuta il 29, tra Ushakov e Kirill Dmitriev. E da quanto svelato nelle telefonate, Witkoff non solo ha dichiarato alla sua controparte che la Russia “ha sempre voluto un accordo di pace”, ma ha anche suggerito al funzionario russo il modo in cui Putin avrebbe dovuto presentare il piano e trattare Trump durante la prossima telefonata.
Trump ha difeso l’operato di Witkoff dicendo che quelle sono procedure “standard”. “Deve vendere questo piano all’Ucraina. E deve vendere l’Ucraina alla Russia”, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One. Il problema però è che queste rivelazioni rischiano di essere un ostacolo agli sforzi del tycoon. Dan Bacon, deputato repubblicano del Nebraska, è stato molto netto. “Un agente pagato dalla Russia farebbe meno di lui? Dovrebbe essere licenziato”, ha dichiarato sui suoi canali social. Sulla stessa linea un altro repubblicano, Brian Fitzpatrick, che ha definito l’affaire-Witkoff “un grande problema”. E il democratico Ted Lieu ha direttamente accusato l’inviato di Trump di essere un “vero e proprio traditore”.
La “bomba” delle rivelazioni di Witkoff ha colto Mosca di sorpresa. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, le notizie sul possibile licenziamento dell’inviato di The Donald minano il “fragile slancio verso una soluzione pacifica in Ucraina”. Ushakov ha definito questo buco nella sicurezza del tutto “inaccettabile”. “L’Ucraina non ha naturalmente nulla a che vedere con queste pubblicazioni” ha affermato Mykhailo Podoliak, consigliere del capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Esiste una posizione dell’amministrazione statunitense riguardo al piano di pace, che stiamo discutendo in diversi contesti con gli americani e gli europei”, ha aggiunto il funzionario, servendo così un assist all’amministrazione repubblicana.
Ma ora in molti si chiedono chi sia l’autore di queste rivelazioni. Qualcuno punta il dito su Cia e Nsa. Altri vedono un piano del Dipartimento di Stato per ridare al segretario Marco Rubio il pallino del gioco. Qualcuno pensa a un lavoro oscuro di alcuni “falchi” russi. Altri pensano che sia stata proprio Mosca ad avallare queste indiscrezioni per far saltare il banco. E c’è anche ci sospetta qualche servizio europeo infuriato dalle scelte di Witkoff troppo affini al Cremlino.
Di sicuro, questo affaire rischia di ostacolare questa fase delle trattative. E questo pericolo arriva mentre tutte le parti coinvolte sperano (o speravano) almeno pubblicamente nella velocizzazione del negoziato. Il segretario generale della Nato Mark Rutte, in un’intervista a El Pais, ha detto che la guerra in Ucraina potrebbe finire entro la fine del 2025, condividendo le posizioni di Trump. Mosca ha risposto di auspicare questo scenario, ma alle sue condizioni. Il viceministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, ha ribadito che la Russia non farà concessioni sulle “questioni fondamentali” del conflitto in Ucraina e che non sarà superata alcuna “linea rossa”. Mentre l’Europa continua a premere su una linea più rigida. L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, si è detta convinta che “Putin non può raggiungere gli obiettivi sul campo di battaglia, quindi cercherà di negoziare per arrivarci”. Il problema però è che almeno dal campo di battaglia non sono arrivati segnali di una prossima pace, quantomeno da parte delle forze di Mosca. E questo scenario è stato sottolineato anche dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha detto che più si avvicina la pace, più il Cremlino aumenta la violenza: “Il copione della Russia non è mai cambiato”.
