L’assedio esterno e i problemi interni. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sono ore particolarmente critiche. Il fronte di Pokrovsk appare sempre più in bilico. Immerse nella nebbia che ha coperto la città-simbolo di questa fase della guerra, le truppe russe stanno procedendo, soprattutto perché le condizioni meteorologiche non permettono ai droni ucraini di colpire come hanno sempre fatto. Sui social, è diventato virale il video di uomini dell’Armata mentre percorrono l’autostrada che collega Pokrovsk a Selidove a bordo di moto e automobili civili. E dal fronte si susseguono notizie di conquiste da parte russa, smentite dagli ucraini.
Il ministero della Difesa di Mosca ieri ha annunciato la conquista di un altro villaggio a sud di Pokrovsk, Sukhyi Yar. Kyiv, dal canto suo, ha negato un’altra notizia diffusa dai russi, cioè che la fanteria di Marina del 30esimo Corpo si sarebbe arresa nei pressi di Myrnohrad. Secondo Ukrinform, le forze russe si starebbero dispiegando in tutta l’area di Pokrovsk con mezzi pesanti, personali e nuove attrezzature. Rispetto alla scorsa settimana, gli assalti alla città sono aumentati del 20%. E approfittando del clima ostile per chi difende, le truppe di Vladimir Putin starebbero penetrando sempre di più nelle aree meridionali di Pokrovsk. “Non basta mandare una dozzina di militari di fanteria, c’è un mare di nemici” ha ammesso una fonte a Ukrainska Pravda. E le colonne russe preoccupano sempre di più Zelensky, che ieri ha di nuovo chiesto ai partner europei di intervenire con maggiori aiuti in favore di Kyiv, a partire dalla difesa aerea.
Un tema fondamentale, per il leader ucraino, che ora però deve anche gestire il terremoto che sta scuotendo le fondamenta del suo governo. L’indagine dell’Ufficio nazionale anticorruzione (il Nabu) sulle tangenti che le società appaltatrici erano costrette a pagare alla società statale per l’energia nucleare, Energoatom, ha scoperto un sistema radicato ai massimi livelli. E a pagare sono stati subito due ministri: quello dell’Energia, Svitlana Grynchuk, e quello Giustizia, Herman Halushchenko, costretti a dimettersi subito dopo la scoperta del sistema. “Questa è una questione anche di fiducia”, ha scritto su Telegram Zelensky. “Se ci sono accuse, ne devono rispondere. La decisione di sospendere dall’incarico è operativa, la più rapida. Ho chiesto al Primo Ministro dell’Ucraina che questi ministri presentino le loro dimissioni e chiedo ai deputati della Verkhovna Rada di approvare queste dimissioni” ha continuato il presidente.
Ma il presunto schema va ben oltre le due figure ministeriali. Secondo le prime ricostruzioni, il vertice di questa piramide di corruzione sarebbe uno dei più stretti collaboratori dello stesso Zelensky, Timur Mindich, che era coproprietario insieme al capo dello Stato della società di produzione Kvartal 95 (finché Zelensky non ha ceduto le quote una volta diventato presidente). Tra gli osservati speciali vi sono poi l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov, l’ex ministro della Difesa, Rustem Umerov, ora segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale. Altri personaggi, tutti intercettati mentre usavano nomi in codice, sarebbero già fuggiti all’estero o sotto indagini in altri Paesi, anche negli Stati Uniti.
Ma quello che preoccupa Zelensky, oltre alla fiducia dei cittadini nei riguardi del suo esecutivo, è anche il rischio che questo tipo di indagini rafforzi ancora di più le perplessità americane e di una parte dell’Europa sulla gestione degli aiuti e sulla trasparenza di Kyiv in vari settori strategici. Ieri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in Canada per la ministeriale Esteri del G7, ha incontrato l’omologo ucraino Andry Sibiha e i colleghi di Francia e Germania in una riunione che ha coinvolto anche l’Alta rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas. Tajani ha ribadito che verrà fornito all’Ucraina ogni aiuto possibile. Ma Mosca ha già iniziato a soffiare sul fuoco dello scandalo. “Il Cremlino ha sicuramente prestato attenzione alla questione” ha detto il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, “riteniamo che anche le capitali europee e gli Stati Uniti ne abbiano preso atto”.
