Guerra in Ucraina, perché non può esserci uno sconfitto tra Putin e Zelensky: la pace e il lavoro complesso di Trump

Forse questa è la volta buona che la pace tra Russia e Ucraina possa essere raggiunta. Non lo ha nascosto Donald Trump al termine dell’incontro con Zelensky, che la strada è ancora in salita, però ha fatto trapelare un certo ottimismo. Lo stesso presidente ucraino ha detto che ci sono ancora posizioni distanti tra Kiev e Mosca su questioni importanti, si capisce che si tratta delle cessioni territoriali, ma non ha mancato di far intravedere un certo ottimismo.

Guerra in Ucraina, nessuno sconfitto…

L’incontro tra Zelensky e Trump, che è stato preceduto dalla telefonata tra il Presidente degli Stati Uniti e Vladimir Putin, e anche qui ovviamente non è mancato di trapelare un certo ottimismo. Ma al di là dell’ottimismo, al di là della volontà americana di arrivare il più rapidamente possibile alla pace, resta il dato di fatto politico più importante, e cioè che il vero lavoro complicato non è quello territoriale: il vero problema che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare, ed è un problema di natura storica, è quello che nessuno dei due contraenti dovrà apparire come sconfitto.

Generalmente quando si stipula un trattato di pace c’è un vincitore e c’è uno sconfitto. Il vincitore detta le regole, lo sconfitto le accetta e si assume gli oneri della pace, tra cui le spese di guerra, la perdita di porzioni territoriali e tanti altri oneri che poi vengono fissati di volta in volta nei trattati di pace, soprattutto poi a seconda dell’impostazione del trattato di pace. In questo caso non c’è uno sconfitto, ma soprattutto non può esserci uno sconfitto.

Perché non può esserci uno sconfitto

Mi spiego meglio: non può esserci uno sconfitto materiale e non può esserci neanche uno sconfitto morale perché nessuna delle due opinioni pubbliche potrebbe sopportarlo, e soprattutto perché la cosa peggiore per armare una guerra del futuro è far immedesimare come sconfitta una delle due parti. Ed è questo il lavorio più complesso che la diplomazia americana, ma anche quella europea, dovrà fare.

E la strada per la pace non è lastricata solo di buone intenzioni, ma anche di capacità di prevedere il futuro e di immedesimarsi nella psiche storica dei Paesi, che sono chiamati a stipularla materialmente quella pace, ma che in fin dei conti ancora oggi non hanno risolto nessuno dei nodi che stanno a monte della guerra.