Guerra in Ucraina, Trump incalza Zelensky per la ‘pace’ mentre Putin continua a bombardare

Quello di Ginevra non è un round di colloqui facili. E la cautela regna sovrana. Il Cremlino, attraverso il portavoce, Dmitry Peskov, ieri ha subito fatto sapere che non vi sarebbero state “notizie” dopo il primo giorno di discussioni. Poco prima dell’incontro, il capo delegazione ucraino, Rustem Umerov, aveva spiegato che i rappresentanti di Kyiv avrebbero lavorato “in modo costruttivo, concentrato e senza aspettative eccessive”.

Ma che la pressione sia quasi tutta sull’Ucraina e sul suo presidente, Volodymyr Zelensky, lo ha chiarito ancora una volta Donald Trump. Alla vigilia del trilaterale in Svizzera, dove ha spedito Steve Witkoff e Jared Kushner, il presidente degli Stati Uniti ha inviato a Kyiv un messaggio che non lascia spazio a dubbi: “L’Ucraina deve sedersi al tavolo dei negoziati al più presto”. Parole che, declinate in questa fase di complessi negoziati, significano che per Trump il problema rimane ancora il Paese invaso. Il tema è da sempre fonte di grande preoccupazione per Zelensky, che si trova a dover gestire un alleato riottoso quanto indispensabile come gli Usa, un’Europa preoccupata dalle mosse di Trump e una Russia che diminuisce la pressione militare. Nella notte prima dei colloqui, l’Ucraina è stata di nuovo oggetto di pesanti bombardamenti. Zelensky ha affermato che “sono stati impiegati quasi 400 droni e 29 missili di diverso tipo, anche balistici”. Un attacco che ha costretto anche al decollo i caccia della Polonia.

Nel mirino sono finite soprattutto le infrastrutture energetiche, con decine di migliaia di case rimaste senza luce, riscaldamento e acqua soltanto nella città di Odessa. Un attacco con droni ha ucciso tre dipendenti di una centrale termoelettrica a Sloviansk, nell’Ucraina orientale. In tutto il Paese si sono registrati diversi feriti, tra cui bambini. E proprio la situazione dei più piccoli è stata al centro dell’ultimo rapporto dell’Unicef sul conflitto. La direttrice regionale per l’Europa e l’Asia centrale, Regina De Dominicis, ha spiegato che più di circa 2 milioni e mezzo di bambini ucraini, circa un terzo del totale dei minorenni, sono al momento sfollati: 791mila all’interno dell’Ucraina e quasi 1.798.900 che hanno varcato i confini e sono rifugiati. Dall’inizio della guerra, che sta per entrare nel suo quinto anno, più di 3.200 bambini sono stati feriti o uccisi. E anche chi non è sfollato vive senza sicurezza, tra blackout, freddo, scuole spesso completamente chiuse e ospedali che non garantiscono cure efficaci. Mentre Zelensky ha annunciato il rimpatrio di duemila bimbi ucraini dalla Russia nell’ambito dell’iniziativa Bring Kids Back Ua.

Il capo dello Stato spera che da Ginevra escano risultati concreti. Ieri erano presenti – secondo fonti accreditate – anche alti funzionari di Italia, Germania, Francia e Regno Unito. Segno che l’Europa non è esclusa dal tavolo delle trattative, mentre Bruxelles si prepara ad approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma il Cremlino appare poco incline a trovare un compromesso in questa due giorni di incontri. Sul campo, oltre ai raid, le forze armate russe hanno annunciato la conquista dell’insediamento di Minkovka, nel Donetsk. E proprio il Donbass e il futuro di tutti i territori occupati sono il tema più spinoso di questo round di colloqui. I più alti funzionari di Mosca hanno sempre detto in questi giorni di rifarsi a quanto deciso ad Anchorage, in Alaska, durante il faccia a faccia tra Vladimir Putin e Trump.

E secondo diverse fonti, il presidente russo, in quell’incontro dello scorso agosto, pose come condizione per la fine della guerra la riunione da parte dell’Ucraina a tutto il Donbass e il congelamento della linea del fronte negli oblast di Kherson e Zaporizhzhya, senza però cedere sulle rivendicazioni territoriali. Per gli ucraini, lo scetticismo e la cautela del Cremlino per questo vertice di Ginevra nascono con un solo scopo: prendere tempo per frustrare le aspettative di Trump e costringere Kyiv a ridurre il proprio spazio di manovra dopo una nuova offensiva.