Per l’Ucraina è iniziato il quinto anno di guerra. Un conflitto che ha devastato il Paese, con gli esperti che parlano di quasi 1,8 milioni tra morti, feriti e dispersi su entrambi i fronti, tra i 100mila e i 140mila soldati ucraini caduti, 12mila civili uccisi, decine di migliaia di feriti e un territorio e un’economia distrutti. Per la Banca mondiale, saranno necessari almeno 588 miliardi di dollari per la ricostruzione. E la ricorrenza drammatica dell’inizio dell’invasione è giunta mentre la popolazione subisce uno degli inverni più difficili di sempre.
Tra blackout elettrici continui dovuti ai raid russi e una costante (e sanguinosa) pressione militare a est, Kyiv resiste con difficoltà sempre maggiori. E anche se l’avanzata di Mosca è stata in gran parte paralizzata in una guerra di logoramento, Volodymyr Zelensky sa che non può fare a meno degli aiuti occidentali per la sopravvivenza del proprio Paese. E proprio per questo motivo, il presidente ucraino ieri è tornato a fare appello all’unità della Nato con la speranza che Donald Trump non ceda di fronte ai “giochi negoziali” di Vladimir Putin.
Il leader ucraino, in un’intervista alla Cnn, si è augurato che il capo della Casa Bianca ‘’resti dalla nostra parte’’. Ma Zelensky sa che Trump è un alleato riottoso e spesso indecifrabile. La sua paura è quella che a Washington siano molto più attenti alle esigenze del Cremlino o ai potenziali affari da concludere con Mosca rispetto agli interessi di Kyiv.
Il presidente ucraino ha esortato l’omologo Usa a non farsi ingannare. “Lo vedo, perché sono pessimi attori. Stanno giocando con Trump e con il mondo intero”, ha sottolineato Zelensky, che si è detto però ancora una volta convinto che The Donald voglia davvero la pace in Ucraina. Tanto che al Financial Times ha spiegato che quella che si sta vivendo è già “l’inizio della fine” del conflitto. Secondo Bloomberg, il tycoon avrebbe intenzione di arrivare allo stop delle ostilità entro il 4 luglio, giorno in cui si celebrerà il 250esimo anniversario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti. Ma tutto dipenderà dal campo di battaglia e anche (se non soprattutto) dalle intenzioni di Putin. E dal Cremlino non sono arrivate indicazioni positive riguardo a una prossima intesa. Il portavoce Dmitry Peskov ha affermato che “gli obiettivi non sono ancora stati completamente conseguiti, motivo per cui l’operazione militare continua”. E la “voce” di Putin, oltre a ricordare come la Russia sia profondamente cambiata in questi anni di guerra, ha anche avvertito che qualsiasi tentativo di “trasferire armi nucleari” sarà una violazione del diritto internazionale. Una frase che non è casuale. Perché ieri i media di Mosca hanno lanciato l’indiscrezione riguardo un presunto piano di Francia e Regno Unito per dotare l’Ucraina di una bomba atomica o della tecnologia per produrla.
Parigi e Londra hanno smentito e accusato il Cremlino di volere distogliere l’attenzione dalle feroci conseguenze dell’invasione. Ma quello di Mosca è un duplice segnale. Da una parte, la volontà di cercare costantemente un pretesto per irrigidirsi in prossimità di un nuovo round di colloqui, ora previsto per il 26 e 27 febbraio. Dall’altra, volere ribadire il completo distacco rispetto all’Europa. Un continente che, invece, continua a fare quadrato intorno all’Ucraina. Ieri a Kyiv sono arrivati tutti vertici dell’Unione europea e alcuni leader della coalizione dei “Volenterosi”, trenta dei quali hanno partecipato a una riunione virtuale per ribadire il “sostegno incrollabile” al Paese invaso volto a “raggiungere una pace giusta e duratura”. Ma il problema, per Kyiv, ora è a Bruxelles. Von der Leyen ha ribadito che al momento non è possibile fornire una data per l’adesione all’Ue (Zelensky spera ancora nel 2027), ma l’urgenza ora è soprattutto sbloccare il prestito per l’Ucraina e il 20esimo pacchetto di sanzioni fermati soprattutto dal veto di Viktor Orban. Ungheria e Slovacchia hanno bloccato la loro approvazione giustificandolo con la mancata riparazione dell’oleodotto Druzhba, che rifornisce di greggio russo i Paesi Ue passando per il territorio ucraino.
