Guterres condanna l'”irruzione” di Israele in una struttura Unrwa ma quando lo faceva Hamas taceva…

U.N. Secretary-General Antonio Guterres arrives to speak during a news conference at the COP30 U.N. Climate Summit, Thursday, Nov. 20, 2025, in Belem, Brazil. (AP Photo/Fernando Llano)

L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il sussidio dei rifugiati palestinesi, è considerata da Israele un’organizzazione terroristica. È possibile condividere o contestare, condannandola, questa scelta, e ovviamente hanno diritto di contestarla e condannarla i vertici di quelle due organizzazioni, il segretario generale dell’Onu António Guterres e il commissario generale dell’Unrwa Philippe Lazzarini.

Ma, nel denunciare l’“affronto” di cui si è reso responsabile l’altro giorno lo Stato ebraico facendo “irruzione” in una struttura dell’Unrwa a Gerusalemme Est, l’uno e l’altro sarebbero stati più credibili se non avessero sistematicamente tollerato, quando non addirittura giustificato, l’uso delle strutture delle Nazioni Unite da parte delle milizie terroristiche palestinesi. Gli edifici, le installazioni, i rifugi di quelle agenzie sono stati usati con regolarità da Hamas e dalle altre sigle del terrorismo palestinese, in particolare a Gaza, come depositi di armi, come nascondigli, come postazioni per il lancio di razzi e per l’organizzazione di attentati, nonché come carceri per gli ostaggi israeliani. Il tutto, senza che queste palesi e gravissime violazioni fossero mai oggetto non si dice di esecrazione, ma neppure di un po’ di attenzione da parte dei titolari di quegli immobili impunitamente adibiti ad uso terroristico.

Una simile tolleranza, se non complicità, renderebbe quasi ridicola – se non fosse scandalosa – la dichiarazione di António Guterres che “condanna fermamente l’ingresso non autorizzato delle autorità israeliane” in quei locali dell’Onu. Chi pure avversasse la decisione israeliana di considerare l’Unrwa un’agenzia di Hamas, tanto più pericolosa perché agisce in forma legalizzata sotto il manto di una organizzazione umanitaria, dovrebbe almeno non chiudere gli occhi sulle comprovate compromissioni che ormai da decenni, e tanto più durante la guerra di Gaza, sono state documentate a carico di quel carrozzone internazionale.

Nei giorni scorsi, numerosi Stati europei (Italia compresa) hanno votato contro la reiterazione del mandato all’Unrwa. La stessa risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha adottato il piano per Gaza prevede che l’azione delle organizzazioni umanitarie non sarà più l’espressione di un potere acquisito e incontrollato, mentre dovrà essere garantito che gli aiuti “siano utilizzati esclusivamente per scopi pacifici e non distolti da gruppi armati” (è il riconoscimento implicito che fino a oggi non è stato così). È l’inizio di un cambio di clima cui le Nazioni Unite dovrebbero abituarsi.

Israele ha piantato la propria bandiera sull’edificio dell’Onu in cui ha fatto l’“irruzione” denunciata da Guterres e Lazzarini (diciamo con scarse vittime, visto che i locali erano vuoti da tempo). I macellai di Hamas non avevano bisogno di fare irruzione quando occupavano le strutture di cui l’Onu rivendica l’intangibilità: magari non erano invitati a entrare, ma certamente non erano invitati a uscire. E non avevano bisogno di mettere la loro bandiera, perché c’era quella delle Nazioni Unite a coprirli.