Hamas sfratta e ricatta i civili di Gaza, l’Onu col suo silenzio copre i terroristi

FILE - Fighters from the Qassam Brigades, the military wing of Hamas, control the crowd while Red Cross collect Israeli hostages to be released under a ceasefire agreement between Israel and Hamas, in Gaza City, Jan. 19, 2025. (AP Photo/Abed Hajjar, File) Associated Press/LaPresse

Non è soltanto il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – in particolare tramite il Bureau of Near Eastern Affairs – a denunciare le selvagge persecuzioni che Hamas, in questi giorni, sta infliggendo alla popolazione civile di Gaza. La notizia – peraltro certificata da decine di video di autenticità mai smentita – viene anche da fonti palestinesi, per definizione attendibili quando (rarissimamente) riportano vicende senza darne la colpa a Israele.

Le organizzazioni terroristiche della Striscia stanno ulteriormente trafficando con gli aiuti umanitari, per trarre ancora profitto dal mercato nero che ci avevano impiantato sopra. Stanno facendo spedizioni punitive contro i civili che si rifiutano di pagare il pizzo. Stanno sfollando con le armi i rifugiati negli accampamenti, che vengono cacciati via per far posto ai miliziani. Tutto questo accade mentre né dalle Nazioni Unite né dalle diplomazie in ansia per la situazione umanitaria di Gaza si levi una sola voce di condanna, le une e le altre evidentemente senza voce per averla perduta strillando contro il “Board of Peace” che “si dimentica dei palestinesi”.

Le tende degli sfollati erano care alle rappresentazioni giornalistiche e alle indignazioni delle agenzie della cooperazione internazionale quando si trattava di farle vedere allagate ed esposte al vento, ma cessano di essere interessanti quando finiscono nel mirino dell’incursione terrorista. Gli affamatori che vendono a strozzo gli aiuti, i campieri del latifondo mafioso di Hamas che sequestrano gli accampamenti per farci i loro bivacchi non sono funzionali alla rappresentazione che serve, quella del genocidio che non cessa e della carestia che continua mentre gli avvoltoi del Piano per Gaza organizzano il loro avvento coloniale.

È un altro capitolo, l’ennesimo, della storia non scritta della guerra di Gaza. Ma è un altro capitolo, soprattutto, della feroce indifferenza che quelle presunte voci umanitarie riservano ai civili palestinesi e ai loro diritti, meritevoli di protezione a patto che sia Israele a violentarli. Simultaneamente, questa censura delle atrocità di Hamas non ha soltanto l’effetto di assolverne i responsabili: ha anche quello – più grave, se possibile – di abbandonare le vittime palestinesi alle grinfie di chi per due anni e mezzo ne ha fatto sacchi da trincea e adesso le taglieggia. “All eyes on Rafah”, si diceva. Tutti gli occhi su Rafah. E, allora come ora, “No eyes on Hamas”.