Non possiamo sapere se ciò che sta accadendo in queste ore in Iran sia l’atto finale di quel regime che da anni impicca i suoi figli alle gru e violenta e opprime le sue figlie nel nome di Allah. La storia lo decreterà. Di certo, le strade affollate di Teheran che all’unisono chiedono la fine della dittatura, le rivolte che vanno espandendosi in tutto il Paese e la loro repressione durissima sotto gli occhi di tutto il mondo – perché fortunatamente a nulla è servito il blocco del regime su internet e comunicazioni – sono immagini di una forza inarrestabile.
Il popolo non è in piazza per la fame, la crisi o altro; è in piazza per la sua sete di libertà e per rivendicare l’identità che gli è stata strappata dai fondamentalisti. È una lotta esistenziale che non accetta più le false promesse degli Ayatollah e che non teme più gli spari e le persecuzioni dei Pasdaran, perché consapevole di essere nella verità. Non solo, è una ribellione dai volti giovani, perché l’età media in Iran è di 34 anni.
Allora sorge spontanea la domanda: per noi che viviamo comodi e sicuri nelle nostre case, che significato ha l’incessante richiesta di libertà di un giovane popolo? Dovrebbe unirci tutti in un senso che va oltre la solidarietà, perché universale è la materia che trattiamo. Ma nel nostro mondo libero talvolta emergono ipocrisie spaventose, e cortocircuiti altrettanto inquietanti. Non ultimo, quello di chi parla di rispetto del diritto internazionale in merito all’arresto di un dittatore ma tace sui crimini indicibili di cui si è macchiato. Del resto, che in Iran ci fosse un regime liberticida – soltanto lo scorso anno sono state oltre millecinquecento le esecuzioni – non è una novità.
Ma un difetto del nostro tempo, soprattutto di quelle generazioni che la libertà se la sono trovata e non l’hanno conquistata, è quello di preferire sempre la comodità e di non andare oltre la storia narrata dai reel ricondivisi su Instagram. Molti sono scesi nelle piazze italiane negli ultimi mesi con i pro-Pal, sventolando kefiah e bandiere dei tagliagole di Hamas. Chissà cosa potrebbe aver pensato una giovane donna iraniana nel vedere – nell’Occidente libero – esaltare terroristi al soldo di quel regime che la considera oggetto, non degna di studiare né tantomeno di mostrare una ciocca di capelli. E allora oggi, a fronte di un momento storico come la auspicata caduta del regime iraniano, scenderemo tutti in piazza a festeggiare le ragazze e i ragazzi iraniani che si sono battuti per la libertà mettendo in gioco la loro vita o resteremo indifferenti?
