Ho sempre ritenuto che non ci si può sentire legittimati a dare facili consigli su cosa fare e non fare a un Paese impegnato in una durissima guerra per la sopravvivenza, di fronte a nemici spietati e crudeli. Non dimentico che io vivo in uno dei posti più sicuri del mondo, che dormo sempre tranquillo nel mio letto, e mai niente disturba il mio sonno, mentre i miei tanti amici israeliani sono costretti a scendere nei rifugi, anche tre o quattro volte di seguito, anche molte notti consecutive, portando con sé, con la massima urgenza, e col cuore in gola, bambini, anziani, disabili.

Capisco perfettamente l’angoscia e la disperazione della popolazione di fronte a una vita tanto dura. Ho sempre approvato senza la minima riserva tutte le uccisioni mirate che hanno colpito terroristi sanguinari come Sinwar, Haniyeh, Khamenei. Il mondo, senza di loro, è un posto migliore, e si trattava di operazioni militari perfettamente legittime. Ho sempre disprezzato i tanti Soloni con i paraocchi che fanno sempre la morale a Israele, e mai a nessun altro.

Ciò detto, in quanto, da sempre, accanto a questo piccolo Paese, senza se e senza ma, sento il dovere di esprimere la mia più ferma riprovazione per la recente legge approvata dalla Knesset, che allarga la possibilità (già esistente, per casi eccezionali, ma applicata finora, com’è noto, una sola volta, nei confronti di Eichmann) di applicare la pena capitale. La mia condanna non si basa tanto su un rifiuto di principio della pena di morte (che pure mi ripugna), ma sulla convinzione che questa legge sia contraria ai valori fondanti di Israele (così come scolpiti nella Dichiarazione di Indipendenza e nelle Leggi Fondamentali), e quindi incostituzionale (tenendo conto del particolare processo costituente israeliano), controproducente, inutile e deturpante. È una legge incostituzionale perché, anche se non lo dice espressamente, è chiaro che colpirà solo gli arabi, dal momento che si rivolge solo a chi uccida con l’intento di minare l’esistenza dello Stato d’Israele. È evidente che nessun eventuale assassino ebreo avrà mai questo obiettivo. Quindi non è una legge valevole “erga omnes”.

È controproducente, perché non solo aumenterà l’isolamento internazionale di Israele, ma sta seminando sgomento e turbamento anche tra coloro che sono sinceramente al fianco dello Stato ebraico. Il loro sostegno sarà sempre più difficile e doloroso, mentre il lavoro degli odiatori sarà sempre più facile. E non avranno neanche bisogno, come al solito, di ricorrere alla menzogna. È inutile, perché il suo effetto deterrente sarà pari a zero. Si pretende forse di spaventare con la pena di morte un kamikaze votato al martirio? E l’idea che così si renderanno impossibili gli scambi di prigionieri è assurda. Nelle prigioni israeliane ci sono e ci saranno sempre migliaia di arabi, condannati per vari motivi. Che si fa? Si uccidono tutti, anche i ladruncoli? E cosa si dirà, domani, ai genitori di un soldato rapito? Noi vi vorremmo aiutare, ma la legge lo impedisce? È deturpante, perché allontana Israele dalle democrazie occidentali (anche negli Usa le condanne capitali stanno fortemente diminuendo). Spero tanto che la Corte Suprema ponga rimedio a questo grave errore.