Un classico dei cartoni animati: quando il gatto prova a prendere in castagna il topo, finisce malissimo. Per il gatto. Così è andata a Elly Schlein, che ha tentato di spiazzare Giorgia Meloni: “Partecipo ad Atreju, solo con un confronto diretto”. Per qualche ora il Nazareno ha giocato alla grande strategia: i fedelissimi si aggiravano felici per i corridoi: “Stavolta l’abbiamo incastrata”.
Gli inviti di Meloni
La premier, per un po’, ci ha pensato, ha messo insieme gli incastri del puzzle (tutti i leader del campo largo, escluso Nicola Fratoianni, avevano accolto l’invito a partecipare alla festa romana di Fratelli d’Italia). Alla fine si è ricordata di un iconico film di Alberto Sordi e, pensando all’ingenua segretaria del Pd, ha pronunciato la stessa frase: “Io me te magno”. Premessa: la presidente del Consiglio, esattamente come in Tom e Jerry, ha avuto il suo bulldog alleato, Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio ha usato tutta la perfidia possibile per far “schiantare” la concorrente: “Anch’io l’anno scorso avevo chiesto alla premier un faccia a faccia, e mi è stato risposto di no”. Una triangolazione perfetta. Il topo di Palazzo Chigi, giovedì sera, va sui social: “Leggo che Elly Schlein avrebbe finalmente accettato l’invito di Fratelli d’Italia a partecipare ad Atreju, ma solo in caso di un confronto diretto con me. Sono pronta a confrontarmi con l’opposizione”. Poi il colpo da maestro: “Ritengo che debba partecipare anche Giuseppe Conte. Per due ragioni: la prima è che Giuseppe Conte, a differenza di Elly Schlein, anche negli anni passati è venuto ad Atreju senza imporre alcun vincolo. Lo ha fatto anche da presidente del Consiglio”.
Game-set-match: “Non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno”. Poteva finire così: la segretaria aveva pensato di usare come spalla Giorgia Meloni, e la leader di Fratelli d’Italia le ha inferto un colpo micidiale, Jerry che infierisce su Tom. Elly Schlein, invece, ha voluto raddoppiare, complice il salotto amico offerto da Corrado Formigli a Piazza Pulita. La segretaria dice: “Mi dispiace che abbia rifiutato di fare il confronto con me. Vuole allargare a Giuseppe Conte? Portasse Matteo Salvini, così facciamo un confronto di coalizione”.
Come finirà?
Conte (come Renzi, Calenda e Bonelli) sarà regolarmente ad Atreju, Schlein no. “Pensava davvero di vincere le primarie proprio a casa di Fratelli d’Italia”, si chiedono stupiti, ed un po’ ringalluzziti, i pochi oppositori interni. Fatto sta che la regola del calcio — gol sbagliato, gol subito — si applica anche in politica. Il passo falso della segretaria rianima il fine settimana delle correnti Pd, con i due incontri organizzati rispettivamente dai leader che scalpitano, e dai riformisti. Da ieri e fino a domani, a Montepulciano va in scena la convention dei quasi amici: Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza. Da loro un messaggio chiaro: “cara Elly, ti sosteniamo, ti abbiamo scelto alle primarie, ma ora lascia stare il volante”. Aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più.
Fa buon viso a cattivo gioco l’Uffi sopravvissuto al Nazareno, Igor Taruffi: “Partecipiamo all’iniziativa, nessun timore”. A poco più di cento chilometri, in un contesto meno bucolico e più cittadino, a Prato si ritrova invece oggi la minoranza. L’area di Lorenzo Guerini e di Pina Picierno (che parteciperà in video collegamento), ripete da settimane: il Pd ha bisogno di chiarire la propria linea politica, basta ammiccamenti sulla politica internazionale. Un evergreen, si avvicina la stagione delle liste, i commensali presentano il conto alla cassa: “non pensi di fare a meno di noi”. Il “gatto” del Nazareno non demorde, ha scelto di convocare l’assemblea nazionale il 13 dicembre (non è ancora ufficiale), a caccia di un plebiscito. Meglio non azzardare un congresso, pare essere l’ultima decisione. Morale della favola: Meloni gioca a scacchi, Conte muove i pedoni, Elly Schlein cerca ancora il manuale dell’Abc.
