L’intelligence russa aiuta l’Iran a individuare asset militari e navi statunitensi. È questa l’indiscrezione che il Washington Post ha lanciato dopo avere sentito alcuni funzionari americani. Una rivelazione che, come ovvio, non ha ricevuto conferme da nessuna delle parti coinvolte. Ma se fosse certificata, la rivelazione del giornale Usa indicherebbe un notevole salto di qualità nel supporto di Mosca a Teheran.
Secondo alcuni esperti, la precisione di alcuni attacchi non sarebbe frutto esclusivo della raccolta di informazioni della Repubblica islamica. Alcuni obiettivi, specialmente i centri di comando e controllo, strutture temporanee o radar di allerta precoce, richiedono un’infrastruttura di intelligence a tutto campo. La Russia, tra satelliti e rete di spionaggio, potrebbe sicuramente individuare quegli asset con più facilità. Lo starebbe facendo anche per localizzare unità della flotta Usa e aerei. E del resto, anche se questa volta gli stessi funzionari americani ne escludono un ruolo, anche la Cina, prima del conflitto, aveva fotografato con i propri satelliti commerciali i movimenti delle forze Usa schierate in Medio Oriente.
La lettura di questo intervento può essere duplice. Da un lato, la Russia ha un interesse diretto ad aiutare l’Iran. Dall’altro, Mosca può utilizzare la leva iraniana per inviare segnali a Washington riguardo il vero obiettivo strategico del Cremlino: l’Ucraina. E questi due fronti rischiano di essere interconnessi. Vladimir Putin non può essere felice di questa guerra in Medio Oriente. La Repubblica islamica è un alleato che si è dimostrato fondamentale in Siria e quando ha mandato i droni Shahed che hanno falcidiato l’Ucraina. Ed è un partner chiave sotto molti aspetti. Il Cremlino non può permettersi un Iran che gli volti le spalle. Tanto più se questo cede sotto i colpi di un rivale come gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, però, Putin può sfruttare l’Iran per rispondere indirettamente agli Usa sull’aiuto a Kyiv e per far capire a Trump che il conflitto può diventare più lungo e costoso del previsto.
A Putin, infatti, interessa che la Casa Bianca spinga sul negoziato ucraino e costringa Volodymyr Zelensky a cedere. In questo, il tycoon è già sembrato attento alle sirene di Mosca. Anche nella sua ultima intervista a Politico, The Donald ha chiarito che il presidente ucraino “deve darsi da fare e deve raggiungere un accordo” e che “è impensabile che sia lui l’ostacolo”. Parole che sono certamente piaciute al Cremlino, tanto che il portavoce Dmitry Peskov ha rincarato la dose avvertendo che le forze russe stanno avanzando su tutti i fronti e in cui Zelensky “deve assumersi le sue responsabilità e fare di tutto perché le trattative abbiano successo”. Il presidente russo prova anche a spingere sul fronte del gas per togliere il terreno diplomatico dai piedi di Kyiv.
Un tema sensibile (sintetizzato nell’affaire dell’oleodotto Druzhba, di cui l’Ue potrebbe sostenere finanziariamente la riparazione) che ha scatenato un feroce scontro diplomatico tra Ucraina e Ungheria. Budapest ieri ha espulso sette bancari ucraini accusati di riciclaggio e che Kyiv considerava “ostaggi”. Dopo che Zelensky ha reagito al veto di Viktor Orban sugli aiuti dicendo che avrebbe potuto dare il suo numero di telefono ai soldati ucraini affinché lo facessero desistere, ieri è intervenuta anche la Commissione europea, che ha avvertito il governo ucraino che “questo tipo di linguaggio non è accettabile” e che “non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell’Unione europea”.
E mentre Bruxelles e Kyiv provano a evitare fratture. La Russia può sfruttare il conflitto in Iran anche per vedere esaurire le scorte di intercettori Patriot che potevano essere destinate all’Ucraina. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati del Golfo e gli Usa potrebbe iniziare ad avere problemi a gestire il lancio di missili iraniani (che è già diminuito). La Corea del Sud è già in trattative con il governo americano per spostare alcune sue batterie antimissile dall’Estremo al Medio Oriente. E gli analisti temono che Trump possa facilmente scaricare Zelensky o altri alleati per blindare le sue truppe, le petromonarchie e Israele.
