Solo qualche settimana fa sembrava impossibile, ma per rendere esecutivo il decreto Caivano ed educare i minorenni ad un uso sereno della rete, qualcuno all’Agcom si è veramente occupato di elencare 45 siti porno a cui imporre di far rispettare il divieto di navigazione agli under 18. Quarantacinque indirizzi, i più popolari, che avrebbero dovuto rendere esecutivo un sistema di verifica dell’età e mandare in pensione la vecchia autocertificazione “ho più di 18 anni – Entra”, ma che chiamato a scendere in campo nella giornata di ieri, proprio nelle prime pagine di quei portali, ha dato forfait.
Siti porno, un processo a tappe per verificare l’età di chi accede
Per i gestori dei siti a luci rosse il traffico web non è diminuito (forse aumentato, per la curiosità dei più). Pornhub, Xvideos, YouPorn e concorrenza sono rimasti potenzialmente accessibili a milioni di adolescenti, perché l’attesa per la data X – spiegano dall’Agenzia – è stata solo l’inizio “del percorso di attuazione”. Nessun passo indietro, ma un processo che verrà regolato a tappe. L’Agcom prevede infatti un lasso di tempo più generoso alle aziende per mettersi a normae adottare l’ormai famoso sistema di doppio anonimato volto a proibire l’accesso ai contenuti hard ai più piccoli. Tre mesi per i siti esteri, sei per quelli italiani. I ragazzi insomma avranno a disposizione ancora qualche tempo per capire come aggirare il blocco del sistema, che non sarà basato – dicerie popolari – su Spid o CIE.
Siti porno, il wallet per maggiorenni e l’altra faccia del proibizionismo
Oltre ad un processo di verifica dell’età che dovrebbe tutelare l’identità degli utenti (dubitare, in rete è lecito), arriva la notizia di un portafoglio elettronico europeo in arrivo nel 2026, l’Eudi Wallet che integrerà la gestione dell’attestazione di età. Una app a cui rivolgersi in caso ci sia bisogno di confermare la maggiore età (l’uso non sarà ovviamente limitato al solo mondo pornografico), che promette un funzionamento semplice, con una verifica rapida, e consentire da subito la navigazione. Per il business a luci rosse però potrebbe essere un duro colpo economico, con ripercussioni in termini di accessi e visualizzazioni, come logico pensare con l’arrivo di ogni grande ostacolo.
Alcuni interrogativi troveranno risposta solo entro novanta giorni: le misure, oltre ad allontanare una fetta di minori, scoraggeranno l’accesso anche del pubblico maggiorenne? I dati personali saranno effettivamente tutelati? Come reagirà tutto il settore pornografico? I minori potrebbero essere attirati da indirizzi web alternativi ai colossi del porno online, dal libero accesso ma ancor meno sicuri? L’altra faccia delle politiche proibizioniste resta ancora sconosciuta.
