La Lega di Vannacci in Toscana ha fatto il miracolo: è riuscita a perdere più voti di quanti ne avesse. Il 4,5%. Cinque volte meno rispetto a cinque anni fa. Dietro la lista civica di Giani, dietro “Toscana Rossa”, dietro persino la voce fuori campo di Antonella Bundu, che con due volantini e una bicicletta ha superato il Generale con un margine degno del Palio di Siena. Un risultato talmente catastrofico che i vecchi leghisti del Nord stanno già lucidando le ampolle del Po per affogare la delusione. “Abbiamo fatto un buon risultato”, ha detto qualcuno. Certo. Anche il Titanic, fino a metà traversata, stava andando benissimo.
Il generale che confonde la Toscana
Vannacci, che doveva essere la carta vincente, il volto nuovo, il salvatore della patria, è finito per sembrare il Generale che confonde la Toscana con la Siria e la cabina elettorale con una trincea. La sua campagna elettorale è stata un capolavoro di comunicazione: “Votate me perché sono un uomo vero, dico le cose come stanno e non leggo i copioni”. Peccato che gli elettori toscani, allergici ai toni da caserma, abbiano risposto con un garbato: “Ma vai a fa’ il bagno a Viareggio, Generale”.
E la Lega sognava il sorpasso…
Il bello è che la Lega in Toscana un tempo sognava il sorpasso sulla sinistra. Ora sogna di superare il quorum al circolo Arci di Fucecchio. I leghisti storici, quelli che negli anni Novanta gridavano “Roma ladrona” con la birra in mano e il cuore verde, oggi si ritrovano a commentare i risultati con la voce rotta: “Quattro e mezzo, ragazzi. E senza neanche il rumore delle ruspe”.
Il Carroccio è una squadra di calcetto senza pallone
E pensare che Vannacci doveva essere l’uomo della riscossa, il patriota che riportava ordine, disciplina e identità. Ha riportato solo un 4 davanti e un 5 dietro. In percentuale. Per capirci: “Toscana Rossa” ha preso più voti della Lega. È come se in Lombardia un gruppo di vegani battezzati da Greta Thunberg superasse la Coldiretti. Il Carroccio ormai somiglia a una squadra di calcetto senza pallone: continuano a chiamarsi “Lega”, ma nessuno sa più per cosa. Nord, Sud, Patria, Buon senso, Dio, Tradizione: parole lanciate a caso come in una tombola ideologica. Bossi, se ancora segue le notizie, starà pensando che almeno lui, quando perdeva, lo faceva gridando “Padania libera!”.
La Lega è un reality show in cui si cambia slogan
I militanti del vecchio Carroccio hanno tutte le ragioni per essere “un po’ incazzati”. Non tanto per il 4,5%, ma per la sensazione di essere finiti in un reality show dove si cambia slogan ogni settimana: da “Prima il Nord” a “Prima gli italiani”, poi “Prima i cristiani”, “Prima gli uomini veri”, e ora probabilmente “Prima chiunque ci voti”. Così, mentre il Generale prepara la prossima missione – probabilmente alla conquista della Lunigiana – i leghisti storici possono consolarsi solo con un pensiero: almeno il Po non passa da Firenze.
