I vertici di Hezbollah e Hamas sono stati decapitati, l’Iran sa cosa succederà se ospiterà i terroristi

Hezbollah fighters raise their fists and chant slogans as they march in the funeral procession of five comrades killed in Israeli strikes in recent days, in the southern town of Nabatieh, Lebanon, Sunday, Nov. 2, 2025. (AP Photo/Mohammad Zaatari)

Israele è il Paese al primo posto nell’uso pro-capite di uno dei più sofisticati sistemi di assistenza di Intelligenza Artificiale (Claude). Il dato è doppiamente significativo. In primo luogo, si tratta di un primato oggettivamente rilevante perché riguarda un Paese minuscolo tra quelli tecnologicamente avanzati (fa meglio di Australia, Singapore, Stati Uniti). In secondo luogo, perché quella preminenza riguarda un sistema di AI perlopiù rivolto all’uso professionale (coding, programmazione, sviluppo di architetture software, debugging). Per capirsi, quei numeri non sono prodotti dai ragazzini che chiedono all’AI come si scrive un tema o dove si mangia la pizza migliore: sono prodotti dall’attività di ricercatori, sviluppatori, imprenditori.

C’entrano qualcosa, questi dati, con la guerra di Gaza e con gli sviluppi che essa ha avuto? C’entrano molto. Perché spiegano le ragioni del successo israeliano, che non risiedono affatto nel grezzo fattore della potenza militare di cui lo Stato ebraico si è dotato. Quando Benjamin Netanyahu, il 9 ottobre del 2023, a pogrom ancora fresco, diceva che Israele avrebbe cambiato il Medio Oriente, faceva affidamento su un Paese che l’avrebbe cambiato proprio in forza di una preminenza tecnologica di cui la capacità bellica era solo una risultante. E Israele sta di fatto cambiando il profilo, l’assetto, le possibilità di futuro del Medio Oriente.

La Striscia di Gaza potrà ancora provare a essere – ma è chiaro a tutti che non dovrà più essere – un pericolo per Israele e per gli Stati circostanti. I leader storici di Hamas sono stati tutti uccisi. L’Iran ha visto cosa succede se li ospita (il capo macellaio protetto dal regime delle impiccagioni, Ismail Haniyeh, ha cessato di respirare a Teheran). In Libano, la leadership di Hezbollah è stata decapitata. Per la prima volta in decenni, il governo legittimo libanese, larva impotente/complice, è stato messo all’angolo delle sue responsabilità, mentre si è squadernato in faccia al mondo il ruolo semplicemente impresentabile dell’Unifil, la forza di interposizione dell’Onu che fischiettava col naso all’insù mentre i missili delle milizie filo-iraniane incenerivano la Galilea. La disfatta di Hezbollah ha prodotto il collasso del regime siriano, che in 10 anni ha causato più morti di tutti quelli fatti in 70 anni in tutte le guerre mediorientali messe insieme.

Dopo decenni di folle pax obamiana, durante la quale si sono avuti almeno tre stermini veri (in Siria, nello Yemen, in Sudan, altro che quello a Gaza di cui si straparla da due anni e mezzo), è finita l’impunità del regime delle impiccagioni che dice “morte agli Usa, morte a Israele” mentre all’Onu presiede uffici dei diritti umani. Il tutto, con gli Stati arabi che, a grappoli, si pongono contro quel grande destabilizzatore dell’area e ne sanzionano la definitiva illegittimità. Non si sarebbe arrivati a tanto senza aver investito in “Intelligenza”.