I video (poco) divulgativi
Idee del PIFfero: il comico, nella sua scenetta per il No, non ne azzecca una sul referendum
Questa storia di raccontare ad ogni costo il referendum sta sfuggendo di mano un poco a tutti. Sul tema referendario, infatti, anche mercè la diffusione dei social media, si susseguono da giorni comunicati e video divulgativi di personaggi del mondo dello spettacolo o della cultura che sciorinano spiegazioni sul perché votare No. E fin qui tutto bene. Sennonché, se uno acquisisce un patrimonio di credibilità, un seguito di pubblico, facendo il cantante o l’attore o il comico o lo storico un motivo ci sarà. Se sei un bravo comico o un bravo attore, insomma, non è che acquisisci, per ciò solo, titoli per spiegare agli altri l’universo mondo.
Prendete PIF, per esempio, bravissimo scrittore, sceneggiatore, autore e conduttore televisivo. Giorni addietro ha pubblicato un video su un noto social in cui illustrava le ragioni per votare No al referendum e lo ha fatto utilizzando quel tono un po’ canzonatorio, un po’ disilluso, un po’ finto-dimesso che tutti gli abbiamo apprezzato nei pezzi migliori della sua professione e che ne tratteggia la cifra di originalità. Solo che, quando questo tono, che altrove – ripeto – tanto ci diverte, è usato per veicolare un’informazione e, quindi, un messaggio, la simpatia e la bravura non bastano più e dovrebbero accoppiarsi con la correttezza dei contenuti della informazione. E qui qualcosa non torna più. Il bravo PIF non ne azzecca una.
“Questa cosa del sorteggio differenziato a me non mi convince perché mi sembra un po’ a sfavore della magistratura e un po’ a favore della politica… mi sembra che ci sia un po’ di Ungheria nell’aria e l’Ungheria è bella, ma non ci vivrei”. Paragone evanescente: non si sa, né si dice, in cosa stia questa pretesa similitudine tra l’Ungheria e l’Italia come sarebbe, se vincesse il Sì e la riforma andasse a regime. Invero, i Costituenti introdussero la quota laica nel CSM per riequilibrare il rapporto tra i poteri dello Stato ed evitare che la magistratura divenisse del tutto autoreferenziale; e, infatti, oggi i laici vengono eletti, mentre domani saranno sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento. Quello previsto è dunque, al contrario di quanto afferma l’intervento di PIF, un affievolimento del peso della politica sul CSM, mentre non c’è altro modo, per ottenere l’obiettivo del riequilibrio voluto dal Costituente, che stabilire un legame tra i laici e il Parlamento. Peraltro, il sorteggio puro – che ripetiamo sarebbe disfunzionale rispetto allo scopo – dovrebbe essere effettuato su una platea di circa centosessantamila avvocati, oltre ai professori universitari, molti dei quali nulla sanno del funzionamento del CSM di cui, invece e come noto, i magistrati sono naturalmente esperti.
“Mi sembra evidente che con tutti i problemi che ha la giustizia italiana questa non è una priorità. Ci sono prima mille altri problemi della giustizia da risolvere, primo fra tutti i tempi”. Sicuro? Mettiamo sul piatto i due fattori (qualità della giurisdizione e tempi di durata del processo): se fossimo imputati (e pure innocenti: circostanza più frequente di quanto si possa immaginare) e dovessimo proprio scegliere, vorremmo un processo giusto o un processo breve? Adesso possiamo riformulare le priorità così sbrigativamente richiamate dal nostro PIF. Senza dimenticare, peraltro, che in ogni caso il fatto che la riforma non risolva il problema dei tempi non è una buona ragione per votare No, se, come è pacifico, ne risolve un altro di problema. Se ho due malattie, insomma, dovrei curarle entrambe, ma la cura di una non impedisce né esclude la cura dell’altra.
“Tajani, ad esempio, ha dichiarato che la maggior parte degli imputati alla fine viene assolta” e allora “… che la facciamo a fare ‘sta riforma?”. Intanto non possiamo stabilire se, separate le carriere, il tasso delle assoluzioni sarebbe diverso. Ma poi, la questione dell’assoluzione non tocca la parte più grave del problema, che si colloca nella fase delle indagini preliminari, quando il rapporto tra Gip e PM determina un tasso di accoglimento delle richieste della Procura (intercettazioni, proroghe intercettazioni, proroga indagini, convalida intercettazioni urgenti) che varia tra l’85% e il 99%. Ecco perché la facciamo ‘sta riforma.
“La sensazione è che questa riforma sia come il ponte sullo stretto della giustizia: serve a chi la fa”. È un po’ l’equivalente di “è tutto un magna magna”, una scivolata nel qualunquismo puro insomma. Basta solo ricordare che la riforma oggi al vaglio dei cittadini è stata in passato sostenuta dalla sinistra e che tra i suoi attuali sostenitori vi sono personaggi del calibro di Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Nicolò Zanon, accusare i quali di agire per squilibrare i poteri dello Stato o per proprio tornaconto personale è, francamente, un poco troppo pure per PIF.
“Mi son dovuto documentare molto su questo referendum rispetto agli altri”. Viene da dire, pensa se parlavi d’istinto! Ciascuno ha il sacrosanto diritto di dire ciò che vuole, ciò che pensa e ciò che voterà. Ed ha pure il diritto di romanzare, rendere ironico e persino iperbolico il suo racconto. A questo diritto però corrisponde una responsabilità: quella di distinguere con chiarezza le opinioni dai fatti, avendo cura, prima, di chiarirseli per davvero.
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