Premetto che non mi piace la censura effettuata nei confronti di Barbero da piattaforme dei social che ricordano gli interventi del Ministero della Verità di George Orwell. E per questo ha la mia solidarietà. Ma ciò premesso il collega Barbero, mi spiace dirlo, ha detto tante cose decisamente inesatte, anzi false.

Barbero dice: “Il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Leggiamo insieme il testo. Non vedo nessuna norma che consentirà al governo di dare ordini ai magistrati e di minacciarli di sanzioni. Anzi, il governo continuerà a non avere alcun ruolo sia nelle procedure di elezione dei Csm e dell’Alta Corte, sia nello svolgimento delle loro attività. Dico di più. La loro autonomia viene rafforzata! Spiego perché. La Costituzione vigente assicura l’autonomia costituzionale ai soli giudici mentre rinvia alla legge ordinaria le garanzie di autonomia dei PM. Il testo sottoposto a referendum così invece si esprime: “La magistratura costituisce un organo autonomo e indipendente ed è composta dalla carriera giudicante e dalla carriera requirente”.

Barbero dice: “La separazione di fatto c’è già”. Ripete, ma non è il solo, una imperdonabile confusione tra separazione delle funzioni e separazione delle carriere. Barbero non può ignorare che tuttora Pubblici ministeri e Giudici continuano a rispondere allo stesso CSM – organo composto sia da Pm che da giudici – che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.). Una commistione inaccettabile. Può un imputato accusato da un PM sentirsi tranquillo sapendo che sarà giudicato da un Giudice che, a sua volta, per la sua carriera, dipenderà dal giudizio dei PM presenti nel CSM o, peggio ancora, se saprà comunque che il suo accusatore e il suo giudice appartengono alla medesima corrente? Incalza ancora Barbero: comunque la riforma “indebolisce il Csm, perché ne prevede lo sdoppiamento: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri”.

Non vedo perché. Lo sdoppiamento del Csm è la logica conseguenza della separazione delle carriere. Potrebbe invece Barbero avere ragione solo se intendesse dire che la riforma indebolisce non il CSM ma le correnti. Ed ancora Barbero critica che “al di sopra del Csm ci sarà un altro organo, anch’esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica”. Io invece trovo corretto che la delicatissima funzione disciplinare sia affidata a organi diversi da quelli che sono chiamati a svolgere le funzioni di amministrazione attiva di una così importante categoria e quindi chiamati a occuparsi, appunto, di promozioni, trasferimenti e nomine.

Barbero trova criticabile che i membri togati cioè quelli che “rappresentano” i magistrati, saranno tirati a sorte. Ma dove sta scritto che i componenti togati debbano svolgere una funzione di rappresentanza della magistratura? Il Csm è un organo di garanzia, di alta amministrazione, che deve occuparsi (torno a dirlo) di promozioni, trasferimenti, assegnazioni e nomine, non di rappresentanza della magistratura. Ne approfitto, anzi, per chiedere aiuto alla cultura storica del collega nel respingere le argomentazioni di quei fautori del No (anche autorevoli) che si chiedono, in tono polemico, perché non estendere il sorteggio anche ai Consigli comunali o addirittura al Parlamento. Evidentemente ignorano, Barbero invece lo sa bene, che la rappresentanza politica è espressione della sovranità popolare che, in una democrazia, si esprime solo con la elezione da parte del popolo.

Non è vero che avremo, come dice Barbero, “un CSM dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui”. Anche i componenti laici dei due Csm e dell’Alta Corte saranno estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune. Barbero conclude: “Questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore”. Legga meglio: nei due Csm i magistrati continueranno a costituire i due terzi dei componenti, mentre nell’Alta Corte disciplinare i giudici scelti tra i magistrati saranno 9 su 15 (3 saranno scelti dal Capo dello Stato e 3 estratti a sorte dall’elenco del Parlamento). Tante inesattezze e tante distorsioni. Evidentemente Barbero è vittima del suo successo mediatico: è troppo impegnato ad approfondire tanta parte della storia umana, dagli Egizi alla spedizione dei Mille da non trovare il tempo per leggere le norme su cui gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi nel prossimo referendum.

Augusto Barbera - Presidente emerito della Corte Costituzionale

Autore