Rosatellum o non Rosatellum?
Legge elettorale, Fratelli d’Italia e Partito Democratico verso un’intesa?
Rosatellum o non Rosatellum? È questo il dubbio amletico che va cercando risposta nella maggioranza. Si sa, cambiare la legge elettorale, se guardiamo ai precedenti, non porta bene, anzi. Eppure – per un attimo – l’introduzione delle preferenze sembrava essere realtà e non più un miraggio primo-repubblicano; così come l’inserimento dell’indicazione del leader di coalizione una svolta verso una maggior chiarezza per i cittadini alle urne, e non più una chimera irraggiungibile. Ma anche qui la realtà si scontra con la sensibilità dei partiti della maggioranza, non solo dell’opposizione.
Oggi forzare sulla legge elettorale, secondo molti, non conviene più. Lo si potrebbe fare – dicono – se vi fosse la garanzia che anche una parte dell’opposizione votasse con la maggioranza. Altrimenti ogni mossa andrebbe a ritorcersi contro la destra, e sarebbe un’altra occasione – per la sinistra – di tirar fuori le classiche carte “giochi di palazzo”, “legge elettorale ad hoc” e via dicendo. Qui Fratelli d’Italia e Partito Democratico potrebbero trovare un’intesa, almeno così si vocifera. Forza Italia frena e qualcuno sussurra che il timore delle preferenze possa essere quello di vedere la corrente del Segretario Tajani soccombere sotto i colpi delle correnti più forti sui territori, in testa quella del vicesegretario azzurro e governatore della Calabria, Roberto Occhiuto. La Lega in verità non dovrebbe avere problemi – soprattutto al nord – alla luce del suo radicamento territoriale.
Il nodo però non si è ancora sciolto. E nel frattempo – a un annetto dalle elezioni – gli animi di scaldano. I sondaggi premiano ancora il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia è sempre il primo partito e resta stabile oltre il 29%. Alla faccia della vittoria del “no” e dei sorrisini di chi pensa, a sinistra, che Meloni sia in difficoltà. No, la sinistra non ha già la vittoria in mano al prossimo giro, perché “rigore è quando arbitro fischia”, diceva il buon Vujadin Boskov. Se c’è qualcuno, nella maggioranza, che ha le idee chiare e tiene la linea, quello è Fratelli d’Italia. La Lega, dal canto suo, fresca di manifestazione con i Patrioti a Milano, sta cercando di recuperare terreno dopo il terremoto Vannacci. Il federalismo, la questione settentrionale, l’autonomia: c’è voglia di ritornare ai temi autentici del Carroccio, perché non sono poche le voci di militanti e storici elettori che lo chiedono. Il leader Matteo Salvini forse pensava che il Generale potesse esser un palliativo dinanzi la graduale perdita di consenso; si è rivelato essere, invece, un tornado. Confusione Generale. Essersi spostati troppo a destra – per un Movimento nato come antisistema e indipendente – non ha alla fine ripagato nel lungo periodo. Riusciranno le camicie verdi a rinascere? Questa un’altra incognita, che va a braccetto con l’altro grande mistero che tormenta tutti: ma Vannacci, alle urne, quanti voti prenderà? Correrà con la destra o andrà in direzione ostinata e contraria in solitario?
“Alla fine andrà da solo” ha sentenziato il Kraken nel confronto con il generale a “Pulp Podcast”, alimentando più di qualche sospetto sulle manovre – in chiaroscuro – all’opera per indebolire il centrodestra, provando la vecchia tattica già testata nel 1996, le uniche elezioni vinte dall’Ulivo. Allo scenario si aggiunge la crisi mistica in corso dentro Forza Italia. Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Marina Berlusconi spinge per il rinnovamento del partito, ma i volti sono sempre quelli. Non solo, tra i corridoi si vocifera che più che ad un rinnovarsi, Forza Italia stia già ragionando – sottobanco – a un vero e proprio cambio d’asse. Larghe intese con il Partito democratico, per dirla chiara. Malignità o triste verità? Chi può dirlo, certo a ripensare le lacrime in aula di Silvio Berlusconi, dopo il Patto con il Nazareno, a tanti viene proprio da dire “Silvio, quanto ci manchi”. Forse agli Azzurri occorre, oltre ai nuovi Congressi, un ritiro spirituale che possa permettere loro di ritrovare quell’anima “liberale” che serve al centrodestra e al paese. Sì, perché i forzisti dovrebbero rammentare la vecchia lezione dei partiti popolari che avevano scelto la via del centro e l’hanno pagata cara nelle urne. Perché gli elettori di Forza Italia sono anch’essi “di destra” e alternativi – spiaze per qualcuno – al Pd.
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