La vera novità è politica
Spazio Pubblico cresce ancora, Picierno, Calenda e Marattin sul palco di Milano il 15 giugno
Per anni il mondo riformista e liberale è stato raccontato come una chimera. Evocato, inseguito, invocato. Mai davvero costruito. Ogni stagione politica ha avuto il suo tentativo di federazione, il suo manifesto, il suo rassemblement. Quasi sempre conclusi nello stesso modo: divisioni, personalismi, sigle. Eppure, elezione dopo elezione, una consistente quota di italiani continua a cercare uno spazio politico diverso dai nazionalismi della destra e dai populismi della sinistra. È dentro questo vuoto che si inserisce la novità delle ultime settimane: Spazio Pubblico. Il progetto promosso da Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, continua a crescere a un ritmo che pochi avevano previsto. Le adesioni hanno ormai superato quota 10.000 e alla mezzanotte di ieri è stato pubblicato il sito ufficiale del movimento, accompagnato da un manifesto di valori che mette al centro Europa, crescita economica, libertà individuale, innovazione, merito, responsabilità e riforme. Non si tratta soltanto di numeri.
La vera novità è politica. Per la prima volta dopo molti anni, infatti, un’iniziativa riformista sembra riuscire a coinvolgere mondi diversi senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria storia. Liberali, popolari, radicali, socialdemocratici, amministratori locali, europeisti e civici stanno trovando un terreno comune di confronto. Tra gli aderenti figurano già Giuseppe Lobefaro, consigliere del Primo Municipio di Roma, e Stefano Boco, già sottosegretario alle Politiche agricole nel governo Prodi e già capogruppo dei Verdi al Senato. Due percorsi molto diversi che raccontano bene la natura trasversale dell’iniziativa. La stessa attenzione con cui il progetto viene osservato da esponenti del mondo liberale è significativa. «Penso che lavorerà seriamente per mettere insieme tutte le anime del mondo liberale. Guardo con simpatia alla sua iniziativa, è nata in maniera intelligente, ed è una persona che apprezzo molto», dice Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi.
Parole che pesano. Anche perché Benedetto sarà tra i protagonisti dell’appuntamento del 15 giugno a Milano. Ed è proprio Milano il prossimo passaggio. L’adesione di Pina Picierno al Partito Democratico Europeo ha accelerato un processo che era già in movimento. Lo dice Sandro Gozi, segretario generale del Partito Democratico Europeo, salutando l’arrivo della vicepresidente del Parlamento europeo come un segnale importante per tutto il campo europeista. Per Gozi, le ragioni che portarono Romano Prodi, Francesco Rutelli e altri fondatori a costruire il Pde non soltanto restano valide, ma appaiono oggi ancora più necessarie. Da una parte un Partito Popolare Europeo sempre più esposto alle pressioni delle destre radicali. Dall’altra una sinistra spesso schiacciata sulle posizioni più massimaliste. In mezzo si apre lo spazio di una forza democratica, liberale, europeista e riformatrice. È dentro questa cornice che va letto l’appuntamento del 15 giugno promosso, organizzato e diretto dal Movimento Europeisti. Perché sarà certamente una giornata dedicata al confronto tra culture politiche diverse, ma sarà anche il primo vero banco di prova pubblico della fase politica aperta da Picierno. La vicepresidente del Parlamento europeo sarà inevitabilmente una delle figure più attese. Attorno alla sua iniziativa si stanno raccogliendo amministratori, intellettuali, dirigenti politici e semplici cittadini che vedono nella sua esperienza una possibile occasione di ricomposizione dell’area riformista. Non una leadership già definita. Non un’investitura. Piuttosto la possibilità che emerga una figura capace di federare energie oggi disperse e spesso incapaci di dialogare tra loro.
Molto atteso sarà anche l’intervento di Mario Monti, l’ex presidente del Consiglio e già commissario europeo che continua a rappresentare un punto di riferimento per migliaia di europeisti, giovani e meno giovani.
Accanto a lui ci saranno Carlo Calenda, Luigi Marattin, Carlo Cottarelli, Piercamillo Falasca, Daniele Nahum, Elisabetta Gualmini, Elena Bonetti, Gianni Vernetti, Sergio Scalpelli, già assessore alla Cultura del Comune di Milano, Giuseppe Benedetto, Igor Boni di Europa Radicale, Andrea Marcucci, presidente del Partito Liberal Democratico, Giuseppe De Mita, segretario di Base Popolare, Jonathan Targetti, Gaia Carretta e Martina Riva, assessore allo Sport e ai Giovani del Comune di Milano. Sarà presente anche Rayane Tabrizi, attivista iraniana del movimento Donna Vita Libertà, una delle voci più autorevoli della mobilitazione contro il regime degli ayatollah. Interverrà inoltre Marcos Agustin, presidente del Renaissance Europe Institute, think tank impegnato nella promozione della sovranità industriale e tecnologica europea. Non è soltanto una platea di dirigenti politici. È una fotografia di quell’Italia che continua a credere nell’Europa, nella crescita economica, nell’innovazione, nella libertà e nella cultura delle riforme.
Nessuno può sapere se il percorso appena iniziato arriverà lontano. Ma sarebbe un errore sottovalutare ciò che sta accadendo. Per la prima volta dopo molti anni il dibattito non riguarda l’ennesima sigla centrista. Riguarda la possibilità concreta di costruire una casa comune per riformisti, europeisti e liberal-democratici. Per anni il centro è stato una chimera. Milano proverà a dimostrare che può tornare a essere un progetto.
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